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Negli Usa piace sempre più il socialismo

28 Settembre 2026

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Il 43% degli statunitensi dà un giudizio favorevole del «socialismo democratico» con quote sempre più alte tra l’elettorato non bianco e non laureato. Il paesaggio politico si sta modificando

Il socialismo è più popolare negli Usa di quanto non lo sia stato da molto tempo. Sia il socialismo che i suoi sostenitori più noti attraggono un elettorato sorprendentemente eterogeneo, eppure la maggior parte delle persone non ha ancora idea di chi sia Hasan Piker. Questi sono solo alcuni dei risultati emersi da una serie di sondaggi condotti nell’ultimo mese, che nel complesso suggeriscono quanto la radicalizzazione anti-establishment che ha travolto l’elettorato Democratico e ha aperto la strada a una insorgenza socialista sia ancora forte e abbia ancora delle sorprese in serbo. E tutto ciò avviene in un momento potenzialmente cruciale, mentre la deputata socialista Alexandria Ocasio-Cortez valuta se candidarsi alla presidenza nel 2028, una campagna che molti socialisti considerano fondamentale per le prospettive future del loro movimento nel suo complesso. 

Bisogna ovviamente essere cauti nell’interpretare i sondaggi, che non sono elezioni vere e proprie e forniscono solo un’istantanea imperfetta dell’opinione pubblica in un dato momento. Tuttavia, pur non riflettendo dati concreti, spesso rispecchiano tendenze reali, soprattutto se confrontati con i risultati di altri sondaggi. E in tal senso, questi ultimi offrono diversi spunti di riflessione.

Un socialismo popolare…

Un nuovo sondaggio Gallup condotto nel mese di agosto attribuisce al socialismo il suo più alto indice di gradimento, pari al 43%, da quando l’istituto di sondaggi ha iniziato a porre domande agli americani nel 2010. Da allora, il socialismo si è mantenuto appena al di sotto della soglia dei 40 punti percentuali, fino al netto aumento registrato a partire dall’anno scorso. Forse ancora più significativo è il motivo di questo incremento, che secondo Gallup non ha a che fare con l’atteggiamento degli elettori Democratici – il cui gradimento, pari a circa due terzi, è rimasto sostanzialmente invariato rispetto all’anno scorso – ma è dovuto agli elettori indipendenti, il cui gradimento del socialismo è aumentato di 8 punti percentuali, raggiungendo il 45%. 

Per essere chiari, il socialismo ha ancora molta strada da fare. Lo stesso sondaggio Gallup ha rilevato che il capitalismo è visto in modo significativamente più positivo, al 55%, praticamente invariato rispetto all’anno scorso, così come la «libera impresa» al 77%, che, in modo alquanto contraddittorio, è calata di 4 punti rispetto all’anno scorso, parte di un declino più graduale che ha subito dal 2019. D’altro canto, le «grandi imprese» sono in difficoltà, toccando un nuovo minimo del 35% quest’anno.

L’attrattiva del socialismo rimane geograficamente circoscritta. Secondo un recente sondaggio del New York Times/Siena University condotto tra i probabili elettori di tutto il paese, l’indice di gradimento del socialismo è negativo in tutte e quattro le regioni prese in esame, ma è più alto nell’Ovest (-8) e più basso nel Sud (-27). In un sondaggio del Times/Siena University condotto specificamente in Michigan alla fine di questo mese, Detroit è stata l’unica regione in cui il socialismo si è avvicinato al pareggio (-1). Tuttavia, sebbene il 43% non rappresenti la maggioranza, la storia recente dimostra che questo potrebbe non essere rilevante. Nell’aprile del 2023, un anno e mezzo prima che Donald Trump e il movimento Maga sconfiggessero i Democratici e prendessero il controllo totale del governo federale, meno di un quarto (il 24%) degli americani nutriva un’opinione positiva nei confronti di quel movimento. I risultati del sondaggio Gallup sono in linea con diverse altre recenti indagini che mostrano come gli elettori siano significativamente più propensi a votare per un candidato socialista piuttosto che per un politico del movimento Maga.

…e in coalizione 

La narrazione comune è che il socialismo sia popolare soprattutto tra i giovani progressisti bianchi, benestanti e con un alto livello di istruzione. Questa recente ondata di sondaggi continua a mostrare una netta divisione generazionale nel sostegno al socialismo. Ma a parte questo, la narrazione secondo cui il socialismo sarebbe confinato a una particolare fascia demografica non è realmente supportata dai dati. Secondo il sondaggio Gallup, il socialismo gode di maggiore sostegno tra le persone di colore e coloro che guadagnano meno di 100.000 dollari, rispetto agli adulti bianchi e a coloro che guadagnano di più. Il sostegno rimane pressoché invariato a seconda che si abbia o meno  un’istruzione universitaria. A parte gli adulti di età pari o inferiore a 34 anni, le persone di colore sono l’unico gruppo che vede il socialismo in modo più positivo del capitalismo. Abbiamo riscontrato un risultato simile nel sondaggio nazionale Times/Siena, in cui gli elettori bianchi avevano l’opinione meno favorevole del socialismo (-26), seguiti dalla categoria «altri non bianchi» (-18), mentre gli elettori neri e ispanici lo consideravano più favorevolmente (+4 per ciascuno).

È interessante notare che il sondaggio mostra una divisione in base al livello di istruzione, ma questa divisione si articola in base all’etnia: mentre gli elettori bianchi di qualsiasi livello di istruzione hanno una visione molto negativa del socialismo (un saldo negativo a due cifre), gli elettori non bianchi, sia laureati (-4) che non laureati (0), hanno un’opinione molto più positiva. Bisogna tenere presente che solo il 18% degli elettori intervistati in quel sondaggio si è identificato come socialista democratico, con la percentuale più alta di questi (33%) costituita da elettori non bianchi e senza istruzione universitaria.

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Ocasio-Cortez e Mamdani hanno coalizioni diverse

I dati risultano particolarmente interessanti quando ci allontaniamo dal socialismo in generale e analizziamo specifici socialisti, in particolare due dei politici socialisti più in vista: la possibile candidata alla presidenza nel 2028, la deputata Ocasio-Cortez, e il sindaco di New York, Zohran Mamdani. Entrambi godono di un’enorme popolarità tra quelli che vengono definiti i Democratici «normali». Il sondaggio di Liberal Currents ha rilevato che i due, insieme al senatore socialista Bernie Sanders, ufficialmente indipendente, sono tra le figure più popolari del Partito democratico, dopo nomi come Barack Obama, Kamala Harris, Pete Buttigieg e Gavin Newsom. Nel frattempo, i Democratic Socialists of America (Dsa), l’organizzazione che annovera tra i suoi membri sia Ocasio-Cortez che Mamdani e che è stata coinvolta in molte delle vittorie della sinistra radicale nell’ultimo anno, detiene un indice di gradimento netto di +53, con il più alto indice di favore (+45) proveniente dagli elettori afroamericani. Ma quando si tratta di opinioni su Ocasio-Cortez e Mamdani, sembra esserci una spaccatura tra gli elettori Democratici e tutti gli altri. Confrontando il sondaggio Liberal Currents e Times/Siena, possiamo riassumere alcuni dei punti salienti come segue:

Ocasio-Cortez gode di un gradimento leggermente superiore rispetto a Mamdani tra gli elettori Democratici, mentre Mamdani è visto in modo sostanzialmente più favorevole di Ocasio-Cortez da tutti i probabili elettori (Ocasio-Cortez ha un punteggio complessivo di -11 da parte di questi ultimi).

In entrambi i casi, Ocasio-Cortez è nettamente indietro rispetto a Mamdani in termini di sostegno da parte degli elettori più giovani, ovvero quelli di età inferiore ai quarantacinque anni.

Mamdani gode di un indice di gradimento più elevato tra gli indipendenti e gli astenuti (+14 punti in entrambi i gruppi), il che solleva la questione se l’ascesa del sindaco di New York contribuisca a spiegare la crescente apertura al socialismo degli elettori indipendenti rispetto all’anno scorso.

Come per il socialismo in generale, considerando tutti i potenziali elettori, entrambi ottengono il loro maggiore sostegno dalle persone di colore e soprattutto nere, laureate e non. Ocasio-Cortez è significativamente più forte tra gli elettori ispanici, mentre Mamdani è più forte nella categoria «altri non bianchi», forse in relazione alla mobilitazione senza precedenti degli elettori sud-asiatici da parte della sua campagna.

Queste composizioni demografiche appaiono molto diverse se si considerano solo gli elettori Democratici: in questo caso Ocasio-Cortez gode del massimo indice di gradimento tra gli elettori bianchi e supera Mamdani anche tra gli elettori neri, ma è nettamente indietro rispetto a lui tra gli elettori ispanici (al contrario, Sanders registra un indice di gradimento superiore a quello di entrambi in tutti e tre i gruppi di elettori).

Il dato più generale è che i socialisti più noti del paese traggono il loro maggiore sostegno dagli elettori non bianchi e godono di un notevole appeal anche tra coloro che, all’interno di questi ultimi, non possiedono una laurea. Al contrario, i Dsa, la più grande organizzazione socialista del paese, secondo i suoi sondaggi interni più recenti è composta per il 60% da bianchi – in calo rispetto all’85% di cinque anni fa – e per il 9% da neri e per il 14% da ispanici. In sondaggi precedenti una quota consistente dei suoi membri possedeva o lavorava in settori che richiedevano titoli di studio universitari, sebbene, come per la composizione razziale, anche questa situazione sia probabilmente cambiata negli anni successivi. Tuttavia, i risultati di questo sondaggio suggeriscono che la difficoltà dell’organizzazione a diversificare la propria base di iscritti non è dovuta a una qualche avversione intrinseca al socialismo da parte degli americani non bianchi e non laureati. Suggeriscono piuttosto che questi sforzi potrebbero dare ulteriori frutti, ma anche richiedere cambiamenti nelle pratiche di reclutamento e nella cultura interna dell’organizzazione stessa.

La trasformazione del Partito democratico

Siamo ben lontani dall’era pre-2016, quando i Democratici in genere non pensavano alla politica in termini ideologici. Questi sondaggi dimostrano che non solo le due candidature presidenziali di Sanders e la serie di fallimenti dell’establishment Democratico hanno trasformato e radicalizzato l’elettorato progressista, ma lo hanno fatto in un modo che lascia a un candidato socialista le maggiori possibilità di successo. 

Il sondaggio di Liberal Currents conferma varie rilevazioni che ci hanno rivelato negli ultimi due anni, ovvero che gli elettori Democratici sono stanchi della propria leadership. Il leader del Senato Chuck Schumer ha un indice di gradimento netto di soli +3 tra i Democratici, mentre il possibile futuro presidente della Camera Hakeem Jeffries è inviso al 22% di loro. Questi elettori concordano con l’affermazione secondo cui «criticare l’establishment del Partito democratico aumenta la probabilità di sostenere un candidato» con un margine di +19. Sul piano politico, il sondaggio mostra che gli elettori Democratici sono fortemente favorevoli alle posizioni che i politici socialisti sostengono da tempo: ampliare la Corte Suprema, abolire l’ostruzionismo parlamentare, riformare la pianificazione urbanistica per costruire più alloggi (una questione su cui i socialisti sono da tempo in prima linea), difendere i diritti delle persone transgender e tassare i miliardari fino a farli scomparire, con gli elettori Democratici che credono, con un margine di 6 punti percentuali, che i miliardari non dovrebbero esistere.

Va notato che non tutte le opinioni di questo elettorato di recente radicalizzazione coincidono necessariamente con quelle che potrebbero essere le priorità socialiste: questi elettori sono in larga maggioranza favorevoli all’idea di un colpo di stato militare contro Trump e la percentuale di elettori che si definiscono liberal che desiderano che i funzionari dell’amministrazione Trump vengano perseguiti dalla prossima amministrazione è doppia rispetto a quella degli elettori socialisti o progressisti. 

In ogni caso, a prescindere dal fatto che decida o meno di candidarsi, Ocasio-Cortez è la politica socialista meglio posizionata per capitalizzare questa trasformazione, e non solo perché numerosi sondaggi la indicano come una delle figure di spicco del partito. Il sondaggio di Liberal Currents mostra infatti che gode di un forte sostegno tra i giovani elettori, se confrontata direttamente con gli altri potenziali candidati, ma, cosa fondamentale, mantiene un alto indice di gradimento (+52%) tra gli elettori over 45 e tra gli elettori bianchi (+54%), una fascia demografica che vota in massa alle primarie e il cui scetticismo nei confronti di Sanders ha affossato entrambe le sue campagne presidenziali. Il secondo candidato più progressista per il 2028, il Democratico californiano Ro Khanna, è indietro rispetto a lei in tutte queste categorie demografiche e gode di una notorietà decisamente inferiore.

Per respingere le inevitabili argomentazioni sulla sua eleggibilità, Ocasio-Cortez potrà sottolineare che le sue posizioni godono di ampio consenso tra gli elettori. Gli elettori a livello nazionale, in Michigan e in altri Stati chiave, preferiscono candidati contrari agli aiuti militari a Israele. In Michigan, gli elettori preferiscono un candidato favorevole al Medicare for All con un margine di 29 punti percentuali. Questi elettori, inoltre, non gradiscono i data center e desiderano che siano limitati e fortemente regolamentati. Altri sondaggi mostrano che persino gli elettori che si definiscono moderati nutrono posizioni fortemente antimiliardari, e che gli elettori indecisi sono più propensi a sostenere un candidato che vuole tassare i ricchi, approvare il Medicare for All e aumentare il salario minimo.

Particolarmente significativo è il fatto che oltre l’81% degli elettori Democratici ritenga importanti le posizioni di un candidato in materia di politica estera. Questo non si riferisce solo alla questione israelo-palestinese, su cui i socialisti hanno puntato molto. Lo stesso sondaggio ha rilevato che questi elettori si oppongono a una guerra tra Stati uniti e Cina per Taiwan con un margine di 16 punti percentuali, un dato che si inserisce in una tendenza più ampia dell’opinione pubblica statunitense, che vede la Cina in modo meno negativo ed è meno propensa a un conflitto con quel paese.

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Il racconto mainstream non è (sempre) vita reale

Infine, si discute da tempo su come le ossessioni della stampa e dei commentatori dei social media non riflettano realmente ciò che pensa la maggior parte delle persone comuni. Questa affermazione è sempre stata un’esagerazione: tutto lascia pensare che le persone riflettano e si preoccupino dell’intelligenza artificiale in misura simile a quella di opinionisti e commentatori online, per esempio. Ma è sicuramente vero quando si tratta di alcune delle principali controversie di questa stagione elettorale. Prendiamo ad esempio Hasan Piker, streamer di Twitch che, pur non ricoprendo alcuna carica elettiva né detenendo alcun potere formale, è diventato un’ossessione mediatica. Un aggregatore di notizie ha rilevato che negli ultimi tre mesi le testate giornalistiche hanno pubblicato 327 articoli su Piker, ovvero più di tre articoli al giorno, la stragrande maggioranza dei quali a livello nazionale. Eppure i sondaggi mostrano che la maggior parte degli elettori non ha ancora idea di chi sia. Il 51% degli elettori Democratici non ne ha mai sentito parlare, nonostante i Democratici centristi si siano impegnati per metterlo al centro sia delle primarie che ora delle elezioni generali. Ancora più sorprendente, il 54% degli elettori del Michigan non ne ha mai sentito parlare, anche se, a giudicare dalla copertura mediatica, si potrebbe pensare che sia la questione più importante in quella campagna elettorale. Allo stesso modo, il 69% degli elettori Democratici non ha mai sentito parlare di Megan Romer, copresidente nazionale dei Democratic Socialists of America (Dsa), le cui recenti gaffe in un’intervista hanno fatto molto parlare di sé il mese scorso, ma a quanto pare non hanno avuto risonanza altrove.

È difficile interpretare con precisione questo dato, ma una possibile spiegazione potrebbe essere il declino del potere dei media tradizionali. Le reti televisive via cavo hanno visto i loro ascolti crollare lo scorso anno, e la situazione non è migliorata di molto un anno dopo, confermando un declino a lungo termine accentuatosi dopo la vittoria di Trump nel 2025. Il fenomeno va oltre il numero di spettatori: la fiducia nei media tradizionali ha toccato il minimo storico lo scorso anno. Dato il ruolo che le testate giornalistiche tradizionali e le grandi aziende hanno avuto nel manipolare i risultati elettorali, comprese le elezioni presidenziali, questo potrebbe rivelarsi vantaggioso per i candidati di sinistra e altri outsider.

Un paesaggio alterato

Ricapitolando: il socialismo e i socialisti stanno guadagnando terreno, lentamente ma inesorabilmente, e tale consenso è spesso più forte tra le persone di colore e non si limita ai laureati; inoltre, l’elettorato Democratico e quello generale si sono trasformati in modo tale da spalancare le porte alle idee e all’organizzazione socialista più di quanto non accadesse da molto temp. Tirare continuamente in ballo Hasan Piker non sembra essere la soluzione politica miracolosa che i Repubblicani e i Democratici legati alle grandi aziende vorrebbero far credere.

C’è ancora molta strada da fare prima del 2028, e tutto questo potrebbe cambiare a seconda di cosa accadrà alle elezioni di MidTerm di novembre, per non parlare di possibili mosse a sorpresa che un Trump ormai disinteressato alle elezioni potrebbe giocare. Tuttavia, è chiaro che gli ultimi dieci anni di attivismo socialista hanno lentamente e in modo disomogeneo rimodellato il panorama politico statunitense, e questo panorama a sua volta sta cambiando le sorti dell’attivismo socialista.

*Branko Marcetic lavora a JacobinMag ed è autore di Yesterday’s Man: The Case Against Joe Biden. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

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