Jacobin Italia

Non c’è democrazia senza partecipazione

5 Giugno 2019

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Anche se un’organizzazione politica adatta ai nostri tempi non potrebbe mai mantenere il monopolio sulla dieta informativa, non bisogna dimenticare il ruolo formativo dei corpi collettivi nella storia del movimento operaio

Duecento anni fa, il 16 agosto 1819 l’esercito britannico schiacciò in modo cruento una manifestazione per il suffragio (maschile) universale al St. Peter’s Field di Manchester. Il cosiddetto massacro di Peterloo (un’evocazione della battaglia di Waterloo contro Napoleone del 1815) provocò diciotto morti, dimostrando la volontà ferrea dei possidenti inglesi di frustrare anche le rivendicazioni democratiche più basilari.

Infatti, nel paese della prima Rivoluzione industriale, aspirazioni del genere non erano viste come moderate o solo «formali». Sebbene la manifestazione di St. Peter’s Field fosse stata pacifica e festosa, la parola stessa «democrazia» era una bestemmia per la nuova classe imprenditoriale. Tranne alcuni casi isolati, la borghesia era concorde con l’aristocrazia nel ripudiare anche il principio astratto di democrazia.

Se i nuovi potenti del primo Ottocento inneggiavano alla «libertà» risalente all’Atene antica, e alla difesa inglese di quell’idea contro la «tirannia» napoleonica, non accettavano l’idea democratica, che associavano a nozioni come l’oclocrazia (il potere della plebe) e il livellamento sociale. Anche gli aspetti democratici del mondo antico venivano visti come un lusso  dipendente dal lavoro fornito degli schiavi – e si prolungava nel presente una nozione di «libertà» basata sullo sfruttamento altrui, sia nelle colonie che nei nuovi centri di produzione industriale.

Per i primi movimenti operai in Europa, l’idea democratica era quindi molto vicina a quella del socialismo o del Commonwealth. Se nei primi decenni dell’Ottocento il proletariato inglese o tedesco rimanevano frammentati e senza organizzazione (c’erano solo casi isolati di concentrazione industriale e i protagonisti dell’associazionismo operaio erano per lo più artigiani, se non filantropi borghesi), l’orizzonte dell’emancipazione si radicò su un livello prettamente politico: per una riforma costituzionale che consentiva l’eguaglianza giuridica generale.

Fu la repressione del movimento cartista inglese degli anni 1830-40, ma soprattutto il fallimento della rivoluzione tedesca nel 1848, a spezzare questo legame automatico tra il suffragio e la riorganizzazione della società. Se in quell’epoca anche Karl Marx ipotizzava la possibilità di una via pacifica al socialismo – l’articolazione del suffragio universale, elezioni annuali e la debolezza della società civile borghese avrebbero consentito una trasformazione democratica dei rapporti sociali – tali speranze non sopravvissero alle sconfitte di tali movimenti.

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