I comunisti hanno sopportato tanto nel ventesimo secolo, pochi però hanno subito quanto i membri del Partito comunista iracheno. Fondato nel 1934, il partito è sopravvissuto a due ondate di repressione feroce, prima sotto la monarchia poi sotto la dittatura baathista.
Il partito comunista iracheno è stata la più grande formazione politica del mondo arabo: a fine anni Cinquanta era la forza politica più organizzata dell’Iraq, con una forte base popolare, e sembrava a un passo dalla presa del potere. Tuttavia, nel giro di vent’anni è stato fiaccato dalla sequela di uccisioni, torture o atti di cooptazione da parte di un regime, quello di Saddam, che ha indebitamente rivendicato l’etichetta del socialismo arabo.
Qualcosa del comunismo iracheno sopravvive ancora oggi, anche se sulla scena politica è molto più debole di prima. Sul sito web del partito, orgogliosamente, c’è ancora lo stesso slogan, quello che si poteva leggere in esergo a tutte le pubblicazioni a stampa del periodo di massimo splendore: «Una nazione libera e un popolo felice». Oggi il Pc iracheno è un pezzo importante di un’alleanza di nuovi partiti politici nati dopo il movimento Tishreen [ottobre, Ndt], la rivolta popolare scoppiata nell’ottobre del 2019, e aspira a un ruolo di primo piano in quello che definisce il «movimento civile» che si oppone allo «Stato etno-settario» dell’Iraq.
La storia del partito mostra però tratti di particolare complessità. Se, da un lato, il periodo del governo baathista è stato un momento di sofferenza, dall’altro va detto che la maggior parte dei dirigenti scelse di adattarsi al regime aderendo al Fronte nazionale progressista nel 1973, e questo ha contribuito alla progressiva marginalizzazione del partito in Iraq a opera delle correnti islamiste.
L’attuale rifiuto del Pc iracheno della muhassasa, ossia del sistema di quote che distribuisce le nomine governative e le risorse statali in base a criteri settari e confessionali, nasconde la disponibilità mostrata dal partito nel 2003 a far parte del Consiglio di governo iracheno nominato dagli Stati uniti, che ha messo le basi proprio di questo sistema settario. E dimentica anche, più di recente, l’alleanza elettorale stretta l’anno prima della rivolta di Tishreen con il movimento islamista dei Sadristi.
