Jacobin Italia

Occupare la casa della legalità

17 Settembre 2025

Dal decreto Lupi, emanato sotto il governo Renzi, alle politiche di Piantedosi e Salvini dare al rispetto della legge un valore assoluto significa riconoscere la prevalenza degli interessi dei proprietari sul diritto all’abitare

Sono da poco passati dieci anni dalla scomparsa di Luca Rastello. Nel corso della sua intensa attività, il giornalista torinese ha affrontato temi complessi e spinosi, dedicandosi anche a mettere in discussione l’idea di legalità. A dimostrarlo in modo cristallino è un suo intervento, trascritto nella rivista Gli asini, che ha avuto luogo in occasione della presentazione del suo libro I buoni. Durante l’incontro, tenutosi a Roma nel giugno del 2014 al Circolo degli artisti, Rastello ha parlato di due feticci tra loro collegati. La memoria, oggi diventata un ricatto permanente e considerata sacra, dato che dimenticare ciò che è accaduto vorrebbe dire permettere che riaccada, e la legalità, presentata come un valore assoluto, meritevole di essere insegnato nelle scuole e trasmesso di generazione in generazione.

Rastello ricorda come la memoria non sia mai neutra: è sempre di qualche individuo o gruppo e tende ad appropriarsi del passato per legittimare le azioni di chi, nel presente, se ne fa detentore e portavoce. Tanto che, nel suo nome, è stato sparso sangue, a fiumi. Per questo è preziosissima, ma soltanto a patto «che sia sussunta nella fatica della storia» e che sia messa a confronto con altre memorie, tra loro in conflitto. I limiti del suo culto feticistico si fanno evidenti nel momento in cui se ne rovescia l’assunto di base: «Non è vero che il passato si ripete se non lo si ricorda. È vero purtroppo che il passato si ripete se non lo si capisce».

Rastello fa presente poi come sia sempre la storia, vero «convitato di pietra», a ricordarci quanto il fragile percorso dell’emancipazione e della giustizia sociale si snodi attraverso la rottura, non la conservazione fideistica, dell’ordine giuridico vigente. La legalità, dunque, non è un valore ma un metodo, tramite cui, in un mondo segnato strutturalmente da disuguaglianze e asimmetrie di potere, è possibile raggiungere un accordo tra soggetti in conflitto. Come tale, «risente degli stessi condizionamenti, delle stesse ideologie, degli stessi rapporti di forza che intercorrono in una società, in un preciso momento storico». Per questa ragione, «può elevare a valore assoluto il metodo della legalità solo chi presuma di essere nella società ideale, nell’anarchia realizzata, nel socialismo utopistico, nella democrazia perfetta. Solo se penso di essere al culmine della storia umana, se credo in un progresso costante e perfetto rispetto al quale mi trovo nell’ultimo stadio, posso attribuire alla legalità un valore assoluto. Se le cose non stanno così e la legalità rimane un valore al di là dei condizionamenti di potere, allora ha ragione Adolf Eichmann quando difendendosi a Gerusalemme afferma di essere il rappresentante di una legalità voluta e costruita dal popolo tedesco attraverso un processo di consenso democratico e di non poter essere giudicato ex post dai vincitori della guerra. Se la legalità è un valore assoluto, indipendente dal contesto in cui viene invocata, Eichmann ha ragione e Sandro Pertini e Giovanni Pesce sono terroristi. Non c’è via di mezzo».

Legalità formale e legalità sostanziale

Nel 2014, lo stesso anno in cui Rastello pronunciava queste parole, il decreto n. 47, siglato da Maurizio Lupi e Matteo Renzi – all’epoca, rispettivamente, ministro delle infrastrutture e presidente del Consiglio dei ministri – veniva emanato, stabilendo all’articolo 5 che «chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo».

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