Jacobin Italia

Per un socialismo della riproduzione sociale

11 Marzo 2026

Nancy Fraser illustra la sua originale visione socialista, che tiene insieme lavoro e vita quotidiana in rapporto alle relazioni sociali, all’ambiente materiale e a quello naturale. E ricerca la democrazia radicale

Nancy Fraser è una delle filosofe politiche più autorevoli al mondo, socialista e femminista, tra le autrici del Femminismo per il 99% (Laterza, 2019) e di altri lavori. L’abbiamo incontrata per approfondire la sua visione del socialismo, che è tra le più stimolanti anche per la sintesi che riesce a offrire tra il pensiero politico classico e le riflessioni del femminismo. 

È inevitabile partire dall’attualità: l’elezione di un socialista democratico a sindaco di New York. A pochi decenni dal 1989, una richiesta di socialismo è tornata dove meno ce lo si aspettava, ossia negli Stati uniti. Da una prospettiva europea si ha l’impressione persino che l’unica efficace opposizione a Trump sia attualmente quella guidata da socialisti democratici come Sanders, Ocasio Cortez, Mamdani. Come spieghi questo successo?

Credo che ci siano per lo meno due motivi: da una parte il crollo dell’ala centrista che ha dominato per anni il Partito democratico. Si tratta dell’ala Clinton-Obama, rappresentata nelle ultime elezioni da Kamala Harris. Il loro marchio è ormai molto compromesso dall’associazione con il neoliberismo, con i processi di deindustrializzazione e di delocalizzazione della produzione. Tutto ciò insomma che ha deteriorato le condizioni di vita della popolazione lavoratrice e della classe media. Questo crollo dell’ala centrista risale al 2016, alle elezioni presidenziali in cui Trump, dal lato Repubblicano, e Sanders, dal lato Democratico, si sono entrambi presentati come alternativi al neoliberismo. Già in quel momento era chiaro che il cosiddetto centro moderato del Partito repubblicano e i Democratici centristi erano stati sconfitti, e direi che da allora ogni sforzo dei Democratici per ricostituire un’ala centrista è fallito perché, in sostanza, non hanno nulla da dire se non quanto sia cattivo Trump. È stato coniato persino un nome per questo fenomeno: la «Trump Derangement Syndrome» (Tds, la sindrome da squilibrio di Trump).  Ma se non offri un’alternativa e sei solo arrabbiato per «Trump, Trump, Trump», il tuo obiettivo si limita a ripristinare lo status quo ante, ciò che c’era prima di Trump. Ma è esattamente questo ciò che nessuno vuole. Solo l’ala sinistra del Partito democratico e la sinistra che ne è al di fuori hanno davvero offerto un’alternativa. Ma quest’alternativa è stata costruita nel corso del tempo. 

La prima grande esplosione è stata Occupy Wall Street, nel 2011. Un movimento che sembrava nato dal nulla. Ma in realtà, anche prima di allora, c’era stata la nascita della rivista Jacobin negli Usa e molte altre iniziative. Occupy ebbe un consenso sbalorditivo: oltre il 60% degli statunitensi era favorevole ai suoi obiettivi. Nel 2016 c’è stata la forte affermazione di Sanders alle primarie contro Hillary Clinton. Poi c’è stato il movimento Black Lives Matter. Ora questi movimenti stanno diventando «clandestini», ma nel frattempo gli attivisti di sinistra si sono organizzati. Non va poi sottovaluta l’attenzione che ha vuto Bernie Sanders nel coltivare giovani di talento che possano prendere il suo testimone, come Alexandria Ocasio-Cortez, gli altri membri della cosiddetta «squad» (Rashida Tlaib, Ilhan Omar e Ayanna Pressley), fino a Zohran Mamdani.

Così come non va sottovalutata l’importanza di Jacobin. Una rivista che ha una proiezione internazionale, organizza eventi, conferenze, tavole rotonde. Si è creato quindi in questi anni un intero ecosistema di organizzazioni e sedi di sinistra. Alcune di queste sono sempre esistite negli Usa, ma ora sono più visibili e in espansione. E così i giovani, in particolare, sono attratti da questo «socialismo giacobino». Si tratta di un intero strato sociale che è stato influenzato da tutti questi eventi recenti: Occupy, Black Lives Matter, l’ala vicina a Sanders dei Democratic Socialist of America (Dsa), la rivista Jacobin

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