A un certo punto di Dio di illusioni di Donna Tartt, il protagonista, un californiano incapace in cerca di status e cultura in un appartato ed elitario East Coast College, parla della sensazione che prova quando studia il greco antico fino a tarda notte. In sintesi dice che vede il mondo con «occhi del Quinto secolo», un mondo «pigro e alieno in modo sconcertante, come se non fosse la loro casa».
Ho pensato molto a questa battuta mentre mi dividevo dalle email che costituiscono la vita contemporanea e ad ascoltare su YouTube le voci nasali di cripto-fascisti statunitensi che inciampano nelle parole di Julius Evola. Non vorremmo tutti vedere il mondo con gli occhi del quinto secolo? Avere rituali che ci legano all’eternità, a spazi più profondi e verità più grandi di noi, vagare e sentire le nostre vite come piccoli frammenti sconnessi?
Una tradizione inventata
Se c’è un movimento intellettuale che tiene molto a questa conquista è il Tradizionalismo, una scuola un tempo oscura del pensiero del ventesimo secolo tra i cui pensatori chiave c’è il tanto discusso Evola. Nato in Italia nel 1898, ebbe una formazione cattolica – sistema di credenze che avrebbe rifiutato presto nella vita – poi ha combattuto nella Prima guerra mondiale. Dopo la fine della guerra, è stato per un breve periodo coinvolto nel futurismo e poi, dopo aver stretto amicizia con il poeta e artista francese e rumeno Tristan Tzara e aver sviluppato una stretta affinità per Dada, ha incontrato per la prima volta Benito Mussolini. Tuttavia, l’interesse di Evola per l’arte si affievolì presto e a ventiquattro anni smise completamente di dipingere. Alla fine degli anni Venti si è dedicato alla scrittura, stabilendo che la filosofia, un misto di politica e occultismo, sarebbe stata l’attività della sua vita.
I temi chiave della scrittura di Evola sono la sua ostilità verso la modernità e la ricerca del trascendentale. Uno dei suoi primi lavori, Imperialismo pagano, pubblicato nel 1928, si proponeva di tornare ad abitare lo spirito dell’antica Roma ma incorporava anche elementi di un’ampia varietà di tradizioni spirituali, con una particolare attenzione al testo indù Bhagavadgītā. Nel suo libro del 1934, Rivolta contro il mondo moderno, sottotitolo «Politica, religione e ordine sociale nel Kali Yuga», il Kali Yuga è l’età di Kali, il demone vendicativo dell’induismo, e l’ultima delle quattro età del ciclo cosmologico induista caratterizzato da conflitti violenti. Per Evola, il mondo contemporaneo era questa epoca.
Evola visse fino al 1974 e il suo ultimo libro degno di nota fu Cavalcare la tigre, pubblicato nel 1961. La «tigre» del titolo è la modernità liberale, e il libro consiglia un ritiro dalla vita politica (inquadrato con il dibattuto concetto di «apolitia») e la pratica di una conservazione dello spirito della tradizione per vivere accanto alla tigre senza esserne corrotti. È qualcosa di simile a The Benedict Option di Rod Dreher per i tradizionalisti pagani. Il libro di Dreher prende spunto dalla risposta cristiana del V e VI secolo, guidata da san Benedetto da Norcia, all’inizio del cosiddetto Medioevo europeo dopo il crollo dell’impero romano nel 476. Dopo il saccheggio di Roma da parte del Visigoti nel 410, i primi cristiani si ritirarono dalla vita politica e cercarono rifugio nel mondo spirituale finché le condizioni non tornarono favorevoli alla costruzione di un impero cristiano.
In un certo senso, questo è ciò che l’evolismo ha fatto nell’ultima parte del ventesimo secolo e nei primi anni del ventunesimo: scomparire, per essere letto solo dalle persone di estrema destra che desideravano distinguersi come politicamente e intellettualmente più avanzati degli skinhead di strada. Eppure nel 2015, l’eminente neonazista svedese Daniel Friberg – uno di questi aspiranti intellettuali dell’estrema destra – ha scritto un post chiedendo con concetti evoliani all’estrema destra di «strangolare la tigre», sostenendo che la modernità liberale era sufficientemente indebolita, schiacciata dal peso della propria decadenza e delle proprie contraddizioni, e che era giunto il momento di scendere in campo e imbracciare le armi. Mormorii del genere sono cresciuti e negli anni Dieci, ai margini di una destra radicale in ascesa, l’influenza di Evola è stata ancora più importante.
Come scrive lo scrittore americano Benjamin Teitelbaum nel suo libro War for Eternity, è stato nel luglio 2014 che Steve Bannon ha discusso pubblicamente per la prima volta del lavoro di Evola e del suo impegno per il tradizionalismo. Due anni dopo, Bannon avrebbe condotto la campagna elettorale di successo di Donald Trump per la presidenza degli Stati uniti. Pochi mesi dopo, sarebbe stato di nuovo alla Casa Bianca. Per il libro di Teitelbaum, che si concentra principalmente su Bannon e Alexander Dugin, il tradizionalista russo con legami con Putin, Bannon ha rilasciato una serie di interviste in cui ha discusso delle sue influenze tradizionaliste, che dice di aver incontrato per la prima volta mentre prestava servizio in Marina. L’ambiente gerarchico e intriso di rituali si è rivelato una casa accogliente per lo sviluppo delle simpatie fasciste.
Da allora, Evola è arrivato a sfiorare l’influenza mainstream, e non solo alla Casa Bianca. In Ungheria, il partito di estrema destra Jobbik lo ha inserito sul proprio sito web tra le letture consigliate, così come quello di Alba dorata in Grecia. Su Instagram, Joe Rogan parla del Kali Yuga, mentre su Twitter «Raw Egg Nationalist», autore diffuso da Tucker Carlson, parla di Evola.
Cronologia ripetuta
Evola è spesso citato insieme a Oswald Spengler, il filosofo tedesco che ha acquisito notorietà intellettuale negli anni tra le due guerre in tutta Europa. Sia lui che Evola figurano nel piccolo gruppo il cui lavoro lo storico Mark Sedgwick definisce la «lettura necessaria per la destra radicale intellettuale di oggi». L’opera più nota di Spengler è Il Tramonto dell’Occidente, uscita in due parti nel 1918 e nel 1922, che Evola avrebbe tradotto in italiano negli anni Cinquanta.
Il libro avanza una teoria delle culture come organismi e, soprattutto, con andamenti ciclici, dotati di fasi ricorrenti di ascesa, potenza e decadenza. Anche Evola abbracciò idee cicliche della storia, attingendo ai cicli temporali indù e all’opera del tradizionalista francese René Guénon, suo contemporaneo e di grande influenza. Le idee sulla natura ciclica, piuttosto che progressiva, della storia sono diffuse nella scrittura intellettuale conservatrice; si consideri The Fourth Turning di William Strauss e Neil Howe (da cui prende il nome l’opera teatrale Heroes of the Fourth Turning) o, più recentemente, Decadent Society di Ross Douthat.
Tuttavia, queste teorie alimentano anche correnti più estreme, e le idee di Evola sul corso della storia costituiscono forse la sua eredità più pericolosa, in quanto è uno dei pensatori alla base dell’accelerazionismo radicale. Una tale visione della storia è condivisa dall’accelerazionismo – un termine più comunemente associato al teorico culturale Nick Land ma anche prominente negli scritti del blogger neoreazionario Curtis Yarvin e altri nell’ambiente della destra radicale – che sostiene che le condizioni dell’era attuale sono in procinto di crollare, venendo meno sotto il peso delle proprie follie e contraddizioni. In questo, sostengono, è possibile, attraverso determinate azioni, accelerare l’avvento dell’era successiva. Queste contraddizioni, per coloro che seguono Evola, di solito si riferiscono a cose come il funzionamento della democrazia o l’affermazione che non esiste una gerarchia razziale dell’intelligenza. L’accelerazionismo militante, che spesso attinge esplicitamente a Evola, è fortemente presente nel pensiero di gruppi neonazisti marginali come la Divisione Atomwaffen negli Stati uniti e altri nella rete Iron March e altrove, che sostengono (e praticano) la violenza politica come mezzo per provocare il collasso della moderna società liberale.
Se parte del fascino contemporaneo di Evola è la sua plausibile disconnessione dalle atrocità fasciste storiche, e un altro è la natura strana e per certi occhi utopica del mondo che descrive, il suo fascino risiede ugualmente nella sua oscurità. È, nelle parole dell’ex direttore di estrema destra di Arktos (l’editore in lingua inglese di Evola), «più citato che letto»: essere evoliani invece che, per esempio, seguaci di Friedrich Nietzsche o persino di Carl Schmitt (con il quale Evola ha avuto una lunga corrispondenza) è un modo per distinguersi dal resto della teoria politica di estrema destra.
Evola è anche, in mancanza di una parola migliore, piuttosto vibrante; ha scritto molto e il suo lavoro ha applicazioni ad ampio raggio. Che tu sia un giovane repubblicano alla ricerca di qualche credito intellettuale esoterico, un utente di Twitter alla ricerca di giustificazioni teoriche per i tuoi post sulla saggezza antica e la decadenza contemporanea, o un uomo inserito nell’ecosistema mediatico dell’estrema destra che pianifica di uccidere civili innocenti in un bar locale, scuola o centro commerciale, nel suo lavoro troverai qualcosa da adattare ai tuoi scopi.
Fascismo modello A24
Dei testi contemporanei più chiaramente influenzati da Evola, uno è Bronze Age Mindset, il manifesto politico dell’anonimo scrittore Bronze Age Pervert, libro che ha un’influenza non trascurabile sulla giovane destra americana (Come afferma lo scrittore conservatore americano Nate Hochman: «Ogni giovane membro dello staff dell’amministrazione Trump lo ha letto»). L’indizio del contenuto del libro è nel titolo: si concentra sulla presunta connessione perduta con l’antico e vitale, il nucleo del potenziale umano, determinato dai «bugmen» della modernità liberale. Tuttavia, non è solo nelle idee generali su «retvrn» (la lettera u è fuffa modernista) che le influenze evoliane di Bronze Age Pervert si fanno palesi; anche le sue opinioni sulla biologia e l’evoluzione si avvicinano strettamente a quelle espresse da Evola in Metafisica del sesso (1958).
Lì, il pensatore italiano ha sostenuto che i tentativi di spiegare la sessualità umana in termini biologici o procreativi, piuttosto che in termini rituali o trascendentali, fanno parte della più ampia ricerca per separarci dalle parti superiori di noi stessi. In quanto tale, Bronze Age Pervert rifiuta l’idea di evoluzione. «La biologia – scrive – offre poche possibilità alla forma di pensiero che penetra nel mistero della natura»; «Il darwinismo è il prodotto del bug-pensiero. Alla fine non mostrerà la via d’uscita dalla prigione dei secoli».
L’approccio di Bronze Age Pervert è terribilmente razzista e antisemita; Evola pensava che Hitler fosse troppo interessato alla democrazia. L’influenza è tutt’altro che innocua. Tuttavia, saremmo in difetto se non riuscissimmo a capire che ciò che descrivono, e ciò che la loro scrittura pretende di offrire, è a suo modo utopico, presentando l’idea di un mondo diverso e definto. Teitelbaum cita una descrizione del tradizionalismo che parla di un «Dungeons and Dragons per razzisti», ma sembra un po’ strano; è più vicino al fascismo da A24: significati verde intenso e santificati intrecciati in rituali lungo grandi distese di tempo che collassano l’una nell’altra. All’inizio del libro, Bronze Age Pervert descrive l’antico filosofo Empedocle che si gettò in un vulcano credendo che sarebbe diventato un dio. «Ciò che era l’Etna per Empedocle, c’è qualcosa del genere per te? Esiste più qualcosa del genere?».
È un modo insolitamente romantico per dire che vorresti che ci fossero meno ebrei e neri. È certamente molto più contorto dei filoni più convenzionali del nazionalismo cristiano. La destra politica è spesso vista come rappresentante della difesa dello status quo o del ripristino di qualche tradizione scomparsa. Nella maggior parte dei casi è così; il conservatorismo riguarda la conservazione, non la netta divergenza.
Mark Fisher ha definito come centrale per qualsiasi progetto socialista il desiderio di uscire dalla stasi capitalista e immaginare un mondo radicalmente diverso. È sciocco, tuttavia, presumere che si tratti di un desiderio limitato alla sinistra politica. Come scrive Matthew Rose nella sua esplorazione dei pensatori di destra radicale antiliberali, A World After Liberalism, il fascino dei teorici che analizza risiede nel fatto che «troppo spesso ci viene negata, e troppo spesso neghiamo agli altri, la libertà di intrattenere radicalmente diversi punti di vista su cosa significhi essere un essere umano» e questi pensatori offrono proprio una libertà del genere. La scrittura di Evola contiene certamente una visione di un mondo radicalmente diverso che, per quanto repellente, può essere sia incantevole che allettante, in particolare per chi si trova da solo in una stanza buia alla ricerca della cosa migliore in cui gettarsi dopo un burrone.
*Morgan Jones vive a Londra ed è un redattore collaboratore di Renewal. Questa è una versione modificata di un articolo precedentemente apparso sul blog diVerso, uscita su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

