Jacobin Italia

Perché il fascismo non ci toglie il sonno?

21 Settembre 2022

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A distanza di un secolo, l’unica forma di totalitarismo partorita dall’Italia non suscita allarme e riprovazione presso pezzi importanti della società: questa rimozione oggi conosce il suo apice ma viene da lontano

L'Italia è stata l’incubatore del primo regime totalitario del Novecento, ha accolto e alimentato per vent’anni una delle dittature più spietate del secolo, responsabile di violenze e discriminazioni verso la propria stessa popolazione e di aggressioni sanguinose verso l’esterno. Ancora oggi le vestigia di questo regime campeggiano in molte città, mentre una parte non più minimale dell’estrema destra politica si rifà all’eredità di quel periodo per la costruzione del proprio patrimonio valoriale.

Anche se la storiografia, nelle sue varie letture, ha ampiamente analizzato e interpretato questo fenomeno chiarendone le responsabilità oggettive e gli orrori, il fascismo storico e le sue derivazioni post-belliche hanno avuto e continuano ad avere mano libera nel plasmare a proprio piacimento la memoria pubblica del paese. Oggi nelle piazze si diffondono i simboli e le parole d’ordine del fascismo ed episodi di violenza sempre più scoperti vengono rivendicati dagli autoproclamati eredi di Mussolini. Eppure sembra che in generale all’opinione pubblica questo non preoccupi molto. Perché?

«L’invasione degli Hyksos!»

Benedetto Croce, decano dei filosofi italiani, antifascista «della seconda ora» e anima del pensiero liberale sopravvissuto al regime definì così, dottamente, la dittatura ventennale che aveva infiltrato, rimodellato e infine travolto la società italiana. Un’invasione repentina, allogena, che, proprio come racconta l’archeologia riguardo i popoli del mare che invasero l’Egitto dei faraoni, aveva dominato un intero popolo e se n’era poi andata lasciando apparentemente immutato il quadro di fondo della civiltà che aveva occupato.

Era il 1945 e, mentre le vestigia del totalitarismo italico si disgregavano tra le macerie della guerra ancora fumanti, l’Italia già fascista cercava risposte, e giustificazioni, a ciò che per più generazioni aveva costituito il brodo di coltura dell’identità e della stessa «missione storica» del paese, e gli «Hyksos in camicia nera» erano una metafora perfetta.

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