Non chiamateli agenti immobiliari, sarebbe come appellare uno chef stellato col titolo di cuoco. Sono, piuttosto, star del real estate, professionisti dell’home staging, maghi del rendering. Impiattano stanze vuote con mobilio di cartone, proiettano planimetrie immaginarie su macerie di ristrutturazioni non a norma. Dove noi restiamo prigionieri di quattro micro-pareti di sgabuzzino, loro vedono spazi polifunzionali da vendere a peso d’oro, «plus» preziosi come un balconcino non calpestabile nel centro di Milano. Non sorprende che nei palinsesti tv e sui social abbiano scalzato i vip della cucina. Nel mondo reale, quando la gentrificazione colpisce una zona, sono i primi ad arrivare, quasi alla spicciolata, profilo basso e mantra – «riqualificazione in corso» – da sussurrare a ogni orecchio come se fosse l’unico. La stessa promessa che nel mercato commerciale serve per indurre a traslocare ristoratori in ascesa e volpi dell’aperitivo, moltiplicare le aperture di «localini» e infine sferrare il colpo, attraendo masse di aspiranti proprietari guidati dalla brama, mossi dall’inerzia di un mercato immobiliare che lascia solo l’illusione di una casa (una casa da sogno, magari) alla portata di tutti.
La gamificazione del diritto alla casa (di proprietà)
Blasco Pulieri, riccio sbarazzino e parlata capitolina, Gianluca Torre, eleganza vecchia scuola con qualche guizzo creativo, Ida di Filippo, tutta verve campana e simpatia, Mariana D’Amico, algida queen della nuova milanesità. Sono passati da anonimi professionisti a influencer di peso grazie al ruolo di protagonisti di un celebre format televisivo dedicato alla ricerca dell’abitazione dei desideri, Casa a Prima Vista. Un reality basato su un meccanismo semplice ma attrattivo: un cliente disperato lancia un appello ai tre super agenti immobiliari protagonisti della puntata – diversi nelle varie edizioni ambientate a Milano, Roma e Firenze e mischiati tra loro in spin off con ospiti speciali e incursioni fuori regione – e riceve tre proposte tra cui scegliere. A fine puntata ci sarà un doppio vincitore: l’aspirante proprietario firmerà la proposta d’acquisto della casa su misura con qualche benefit dagli sponsor e l’agente vittorioso si porterà a casa un premio in denaro, mai specificato.
Casa a prima vista sta a un popolo di ex piccoli proprietari come Masterchef stava alla nazione con maggiore diffusione di artisti del fornello per metro quadro. Gli italiani che sognavano di lasciare il loro triste lavoro per diventare i nuovi Barbieri, Locatelli e Cannavacciuolo ora coltivano un’aspirazione altrettanto vaga e destinata al fallimento: trovare i mezzi economici per comprare un immobile adatto alle proprie necessità. L’esperienza che la trasmissione offre – e che gli agenti hanno poi replicato sui loro canali social – è depurata dalle amarezze che nel quotidiano trasformano la ricerca della casa in un girone infernale di aspettative frustrate. Mentre noi comuni mortali ci destreggiamo tra affitti stellari per metrature minuscole o mutui che divorano la quasi totalità del reddito disponibile, Blasco & co (e quindi clienti non tanto disperati) si dedicano con leggerezza, tra siparietti e battutine, alla loro missione con lieto fine assicurato. I cercatori di casa hanno quasi sempre budget di tutto rispetto e le sfide che caratterizzavano la prima stagione – vedi gli sprovveduti che pretendevano di vivere a Milano con il misero gruzzolo di 250 mila euro – sono via via scomparse. Si lotta a partire da 350 mila euro (media 500 mila con punte fino a un milione e mezzo) a colpi di doppio bagno con finestra e posto auto, e il canovaccio si ripete identico, puntata dopo puntata. C’è l’offerta over budget che fa volare alto, l’offerta al risparmio fuori zona e il compromesso tra desiderata del cliente e sacrifici imposti dal mercato e accettati come leggi di vita.
