In una conferenza organizzata lo scorso luglio dall’Imt – Scuola Alti Studi Lucca – sul tema Dissonances. Re-interpreting and re-assessing difficult heritage, mi è stato chiesto di parlare del lavoro di Resistenze in Cirenaica (Ric), il cantiere decoloniale e antifascista attivo a Bologna dal 2015 e delle pratiche di ri-appropriazione della nostra storia e, con essa, dell’identità collettiva che si costruisce attraverso lo spazio pubblico.
Allo speech sul «quando, come e perché» di Resistenze in Cirenaica abbiamo affiancato una pratica: abbiamo proposto alle organizzatrici del seminario di realizzare due trekking urbani sulle tracce fasciste e coloniali di Lucca. Il primo, in inglese, rivolto agli studiosi che si occupano trasversalmente di patrimonio difficile e il secondo, in italiano, aperto a tutta la cittadinanza. L’idea di portare la ricerca fuori dalle mura accademiche è stata accolta con entusiasmo.
Per le strade di Lucca
Al trekking in italiano ha partecipato un nutrito gruppo di persone che ha scarpinato per due ore sotto il sole tra le vie del centro cittadino. Un atto di coraggio (e resistenza) in un’estate così torrida. Il percorso si snodava tra il Monumento ai caduti per la patria – il Faro della Vittoria – eretto nel 1928, il busto di Carlo Piaggia nella Loggia del Palazzo Pretorio, la targa di Carlo del Prete e piazza Luigi Varanini. Le storie narrate nelle prime tre tappe sono state curate dai ricercatori dell’Imt, l’ultima da Ric.
Nel corso della passeggiata, abbiamo scambiato commenti e idee con i partecipanti e risposto alle loro domande per stimolare il dibattito sulla funzione di monumenti, targhe e odonimi. Il proposito è quello di riflettere collettivamente su quali siano le loro implicazioni sulle scelte politiche attuali in ambiti che vanno da quello identitario a quello migratorio, a livello locale e nazionale, con un’attenzione ai diritti tutelati dalla Costituzione e quelli fondamentali della persona.
