I ricercatori Henry Farrell e Dan Wang hanno scritto sulle insospettabili pagine del Financial Times che stiamo correndo verso un futuro che sembra uscito dai romanzi di Philip K. Dick: «Un mondo popolato da miliardari squilibrati, macchine convinte di essere coscienti, realtà allucinatorie e disgregazione politica». Tuttavia, la vera caratteristica allucinante dello scenario non sta nella presenza di figure inquietanti e caricaturali come Elon Musk o Donald Trump. Questi personaggi arrivano dopo, sembrano disegnati apposta per colonizzare un paesaggio che è già devastato da anni di politiche selvagge presentate come inevitabili. Scelte che derivano da automatismi impersonali e che sono state talmente interiorizzate da non aver bisogno di esecutori tangibili.
La vicenda emblematica di SpinTime, della sua storia, del suo sgombero truffaldino e della resistenza insolita che ne è seguita, funziona in questo modo: da una parte un popolo variopinto e materialissimo che si è incontrato per le strade dell’Esquilino, mettendo in scena la propria voglia di continuare a essere comunità ed esistere. Dall’altra un fondo finanziario che ha nel proprio portafogli interi pezzi di città e che si presenta sulla scena pubblica, e sulla contesa tutta politica che attorno al palazzo si è aperta, in forma del tutto anonima e virtuale. Ulteriore paradosso: accanto agli occupanti si è schierato il Vaticano, le alte sfere si sono mescolate alle gente per strada, facendosi carne e tendendo ancora più chiaro che la dimensione del trascendente qui è rappresentata dall’immobiliarista che incombe senza etica né corpo.
Le poche volte in cui Investire Sgr ha parlato lo ha fatto per bocca di un ufficio stampa di passaggio o facendo passare la sua voce come quella di un oracolo impersonale e anche per questo del tutto insindacabile. In mezzo a questo scontro, tra le la città a viso aperto e la voce metallica di un algoritmo che serve a massimizzare i profitti, si è trovato Roberto Gualtieri. Uno che, al contrario dei cinici possidenti, questa volta la faccia ce l’ha messa. Con ogni evidenza il sindaco di Roma ha ritenuto che questo scelta avrebbe pagato, ma si è schiantato sul muro di gomma dell’anonima speculatori. Per di più, proprio in quanto personaggio pubblico al contrario dei suoi impercettibili interlocutori, si è trovato nel mezzo delle contraddizioni della sua stessa giunta e delle politiche che minacciano la città pubblica. SpinTime non le nasconde, quelle contraddizioni, semmai le enfatizza. Chi riconosce quello spazio riconosce anche la possibilità di una alternativa concreta per sé e per gli altri e le altre.
La deriva di questa vicenda è esemplare: come si fa a combattere contro un potere invisibile? Ma soprattutto: come si fa a chiedere a interlocutori che si presentano, tecnicamente, come dis-umani, e che di questa algida disumanità fanno la loro forza, di divenire umani, scendere in mezzo a noi nell’atmosfera sudaticcia, febbrile e nonostante tutto non disperata delle tante via di Santa Croce in Gerusalemme? Ogni tentativo di interlocuzione dialettica si rivela illusorio e destinato a mortificare ogni progetto. Per questo bisognerebbe proseguire su questa strada, mettendo in evidenza la contraddizione tra la perfetta disumanità dei padroni della città contro la contraddittoria e vitale umanità di chi la abita.
*Giuliano Santoro, giornalista, lavora al manifesto. È autore, tra le altre cose, di Un Grillo qualunque e Cervelli Sconnessi (Castelvecchi, 2012 e 2014) e Al palo della morte (Alegre Quinto Tipo, 2015).

