Jacobin Italia

Sabotare lo stato etnico

24 Settembre 2020

Negli Usa proliferano i casi di conducenti che guidano le loro auto sui manifestanti. Si contano diverse vittime e decine di feriti. Si tratta di un altro modo di reprimere con violenza gli esperimenti di organizzazione dal basso

Uno dei momenti più strazianti durante le recenti proteste del movimento Black Lives Matter negli Stati uniti è stata l’impennata di omicidi causati da conducenti che guidavano deliberatamente le loro auto sui manifestanti. In un articolo su Nbc news, Ari Weil ha osservato come dal 27 maggio al 7 luglio ci siano stati 72 incidenti di auto che hanno investito manifestanti in 52 città diverse, includendo veicoli civili e veicoli delle forze dell’ordine. Nella casistica studiata da Weil, i conducenti erano talvolta suprematisti bianchi. In alcuni casi non è stato possibile stabilire una motivazione politica esplicita, e in altri casi questi omicidi sono stati considerati crimini d’odio. 

Secondo Ari Weil, l’uso di veicoli per uccidere dei manifestanti è un fenomeno relativamente recente. Dei 127 incidenti avvenuti tra il 1999 e il 2017 e catalogati dal National Consortium for the Study of Terrorism and Responses to Terrorism’s Global Terrorism Database, la stragrande maggioranza (85%) è avvenuta tra il 2014 e il 2017. Nel dibattito che accompagna questi avvenimenti, la vita dei manifestanti uccisi viene descritta come triviale. 

In un meme condiviso 5 mila volte su Facebook all’inizio di giugno si domanda: «Se le vostre vite contano così tanto, perché state in mezzo alla strada?». 

Un post condiviso 10 mila volte su Facebook a inizio giugno riportava l’immagine dell’attacco di Charlottesville con la scritta: «Non piagnucolare quando diventerai un dosso di carne».

L’omicida di Charlottesville James Alex Fields Jr., tre mesi prima del suo attacco aveva condiviso dal suo account Instagram un meme che diceva così: «Avete il diritto di protestare, ma io sono in ritardo a lavoro».

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