Jacobin Italia

Sciopero generale

12 Marzo 2025

Il mito dell’astensione di massa dal lavoro che blocca l’intera società e impone cambiamenti radicali affonda alle origini del movimento operaio e ha contagiato i movimenti di diversi continenti. In forme non sempre coordinate

Nel 1832 il radicale inglese William Benbow pubblicò un pamphlet intitolato Grand National Holiday, and Congress of the Productive Classes. Contro un parlamento dominato da padroni e signori, le classi lavoratrici avrebbero dovuto accumulare viveri e interrompere ogni attività per un mese: un mese di vacanza, sacro (holy), un festival durante il quale i loro rappresentanti si sarebbero riuniti in un congresso per rifondare la società su basi nuove, democratiche ed egualitarie.

Anche se già durante la rivoluzione francese circolava la minaccia di un’astensione di massa dal lavoro, quello di Benbow è stato a lungo considerato il testo fondativo dell’idea di sciopero generale. Al centro dell’appello radicale al «popolo» e alle «classi produttive» non stava però la lotta sindacale, ma la trasformazione del sistema politico: l’idea di un Sacred Month fu fatta propria dal cartismo, un movimento delle classi lavoratrici che rivendicava il suffragio universale maschile. Spettava invece alle prime trade unions organizzare gli interessi economici degli artigiani, degli operai di mestiere e degli addetti – moltissimi dei quali minorenni – delle manifatture sorte con la rivoluzione industriale.

Great strike 

I confini tra radicalismo politico e lotta economica non potevano essere che sfumati: diritto di voto, stabilità dei salari, calmiere dei prezzi e giornata lavorativa di dieci ore erano istanze largamente diffuse nei principali centri industriali. Bastò quindi una scintilla – una rivolta dei minatori dello Staffordshire – per innescare, nel 1842, agitazioni che contagiarono quasi tutta la Gran Bretagna, in quello che si può considerare il primo sciopero generale avvenuto in Europa. La sollevazione aveva poco del carattere «sacro» invocato da Benbow, che pure vi prese parte: raduni improvvisati, sabotaggi e rivolte incontrarono una repressione feroce. 

Nel great strike del 1842 si ritrovano alcuni elementi distintivi della realtà e del mito dello sciopero generale nella storia del movimento operaio: l’allargamento a categorie e settori diversi, l’ampio respiro delle rivendicazioni (come l’orario di dieci ore), il carattere politico e, infine, la coesistenza tra forme di organizzazione consolidate e iniziative spontanee. Non necessariamente lo sciopero, per essere considerato generale, doveva estendersi a un intero paese o a tutta l’industria: bastava che il suo significato politico e simbolico superasse i confini locali e settoriali da cui era partito. È il caso dello sciopero dei carpentieri di Filadelfia, che nel 1835 conquistarono le dieci ore di lavoro, stabilendo un esempio per le altre società operaie degli Stati uniti; o, quarant’anni dopo, del great labor uprising, che nel 1877 coinvolse i lavoratori di un settore strategico (oggi si direbbe «essenziale») come quello ferroviario – l’evento che fece scoprire che la lotta di classe non era solo un fenomeno europeo.

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