Jacobin Italia

Scoprire mondi diversi

11 Giugno 2025

Esiste una produzione seriale che immagina una Regina d’Inghilterra afrodiscendente. Perché la fiction è da sempre il terreno sul quale si giocano la riconoscibilità, l’inclusione e i rapporti tra gruppi sociali

Ѐ una verità universalmente condivisa che sia più facile immaginare la fine del mondo piuttosto che l’eclissi del capitalismo, del predominio occidentale o di entrambe le cose. Serie Tv come Fallout e Silo sono lì a dimostrarlo, seguite da stuoli di narrazioni post apocalittiche, horror e sci-fiction. Tocca dunque a una produzione a metà tra romance e urban fantasy traghettare il grande pubblico delle piattaforme on line verso un’età regency alternativa dove la regina d’Inghilterra ha la pelle nera e per un’aspirante lady portare il cognome Sharma o Sheffield non fa differenza in termini di status e aspirazioni sociali. Niente colonialismo, siamo inglesi! O meglio, siamo a Bridgerton.

Orgoglio, pregiudizio e melting pot 

La serie Tv è l’adattamento per il piccolo schermo di una serie di romanzi firmati da Julia Quinn a opera della factory macina successi, Shondaland, fondata da Shonda Rhimes, ovvero la donna dietro alle fiction di culto Grey’s anatomy, Scandal, e How to get away with murder

Dopo aver infuso nuova vita nel medical e nel genere procedurale, Rhimes ha affrontato l’immaginario rosa-storico della Quinn con lo stesso piglio con cui la narrativa sui non morti ha contaminato i territori di Jane Austen nel filone ma-shup aperto da Orgoglio pregiudizio e zombie. Lo spettatore viene catapultato in una dimensione ucronica dove l’Inghilterra, in piena età della reggenza (la stessa in cui ha vissuto e scritto la Austen) ha completamente disinnescato gli effetti del colonialismo e costruito una società multietnica che non conosce forma di razzismo. A parte questo, gli ancoraggi storici del periodo restano saldi: ci troviamo tra il 1811 e il 1820, i nove anni durante i quali la «follia» di Re Giorgio III porta all’assegnazione temporanea del regno al Principe di Galles e l’aristocrazia nazionale si gode un periodo di euforica incoscienza innescato dalla vittoria britannica sulle truppe napoleoniche. 

Mentre sul trono siede una boriosa e annoiata regina Carlotta, la nobiltà si dimena tra gli alti e i bassi di roboanti stagioni sociali scandite da balli, promenade nel parco e sanguinose schermaglie matrimoniali per garantire i privilegi della nuova generazione in ascesa. Al centro della scena spicca la numerosa e avvenente prole del defunto visconte di Bridgerton, impegnata nelle prime tre stagioni a conciliare l’aspirazione all’amore e alla felicità con le aspettative legate al ruolo del loro clan nel mosaico sociale. Si parte con la giovane Daphne che, per sfuggire alle regole di un mercato matrimoniale le cui regole non si discostano molto dall’equivalente bovino, stringe un patto segreto con il più ambito degli scapoli, il duca di Hastings. Fingeranno una liaison per permettere a lei di aumentare le quotazioni e sposare un uomo che non le faccia proprio orrore, e a lui di liberarsi dall’assedio delle nobildonne che cercano di fargli impalmare le figlie a ogni costo.

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