Jacobin Italia

Se le masse si rassegnano

5 Giugno 2019

In un momento non precisato del tempo, in un luogo non precisato dell’Africa nordorientale, a seguito di alcuni movimenti di protesta repressi con la violenza noti come gli Sciagurati Eventi, al centro di un Paese sorge una Porta, che in breve tempo diventa l’unico ufficio cui rivolgersi per tutto. La Porta, ente monolitico e oscuro,

In un momento non precisato del tempo, in un luogo non precisato dell’Africa nordorientale, a seguito di alcuni movimenti di protesta repressi con la violenza noti come gli Sciagurati Eventi, al centro di un Paese sorge una Porta, che in breve tempo diventa l’unico ufficio cui rivolgersi per tutto. La Porta, ente monolitico e oscuro, ha orari di apertura non definiti. Per cui dapprima lentamente e poi sempre più velocemente si va formando davanti all’ingresso una gigantesca fila di persone.

La Fila, romanzo della scrittrice e giornalista egiziana Basma Abdel Aziz, nato poco dopo le sommosse note come Primavere Arabe e pubblicato nel 2018, con la traduzione di Fernanda Fischione, da Nero, racconta un futuro solo leggermente diverso dal presente che conosciamo.

Davanti alla Porta fa la fila chi vuole i permessi necessari per adattarsi alla nuova situazione, vuole essere compiacente, così come le persone che abitano la fila si adattano a essa e iniziano a sviluppare modelli di vita e civiltà al suo interno. Piano piano si creano delle vere e proprie comunità, con regole non scritte che determinano non solo le capacità di resistenza dei singoli, ma anche quella che si potrebbe chiamare resilienza delle masse, senza però alcun ideale di resistenza non violenta. Non dunque una forma di attivismo e resistenza passivi, ma semplicemente la capacità di adattarsi e sopravvivere, di non criticare i comunicati palesemente fittizi. La fase della repressione è già passata nel romanzo di Abdel Aziz, ed è stata derubricata a «sciagurati eventi». Quello che c’è adesso si avvicina più a una ricostruzione totalitaria in cui non c’è più paura, ma rassegnazione. Attorno alla fila il mondo continua a esistere, le città, le attività lavorative, le guerre. Ogni tanto magari cambia la rotta di un autobus per ragioni che non vengono spiegate, ma il trasporto pubblico si sa come funziona. Ogni tanto magari un bar o un prodotto smettono di esistere, sostituiti da qualcos’altro di migliore ed esplicitamente filogovernativo, ma è migliore, e più economico, allora perché non approfittarne.

Quando la Porta capisce che la fila è un possibile focolaio di ribellione, per sedare gli animi regala Sim card con minuti illimitati. Forse le Sim sono controllate, ma che importa, basta non dire niente di sedizioso. Non dire, non fare, se possibile non vedere e non sentire: il vicino più amico potrebbe essere un delatore. Non c’è più bisogno di attivare forze di controllo, ormai ognuno controlla l’altro, e fanno tutto per il bene della Porta.

Ci sono anche quelli che resistono, che cercano di non farsi cogliere dall’ottundimento comune. Quelli che vengono presi, e quasi tutti vengono presi, non subiscono torture fisiche, ma tornano distrutti, desiderosi solo di tornare a uno stato almeno apparente di tranquillità.

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