Jacobin Italia

Stesso taglio, affilando la lama

11 Marzo 2026

Una nuova veste grafica, due rubriche, il rilancio del sito web. E un numero che prova a dare un senso nuovo, all’altezza dei tempi, alla parola socialismo. L'editoriale del n. 30 di Jacobin Italia

Jacobin Italia con questo numero fa 30, intende fare anche 31 e andare molto oltre. Dunque, l’edizione della rivista che state leggendo è speciale. Sotto diversi punti di vista.

Abbiamo deciso di rinnovare la struttura grafica. Il nostro art director Alessio Melandri non ha stravolto l’impianto generale, visto che, ci dicono i numeri e ci dite voi lettori e lettrici, funziona molto bene. La rivista in breve tempo ha trovato una sua identità, un linguaggio e uno stile di raccontare e analizzare le cose. Un processo non scontato, un patrimonio che va difeso e reinvestito nel futuro. Abbiamo quindi mantenuto lo stesso taglio, ma affilato la lama. 

Le modifiche apportate hanno seguito le indicazioni che ci avete dato nel corso del tempo e che molti e molte di voi hanno espresso nella consultazione online fatta attraverso la nostra newsletter. La nuova veste grafica migliora l’impaginazione, il ritmo visivo e le gerarchie tipografiche per offrire una lettura più nitida, accessibile e immersiva, capace di accompagnare testi lunghi e approfondimenti, senza rinunciare a carattere e riconoscibilità.

Abbiamo poi aggiunto due appuntamenti fissi. Non sono due novità assolute, sistematizzano contenuti che già esistevano in Jacobin Italia. C’è la rubrica «Ghigliottina», per tracciare meglio il campo di battaglia in cui si inserisce il discorso tematico di ogni trimestre. E c’è quella dei «Numeri», visto che la rappresentazione grafica dei dati e la sintesi che forniscono le cifre fin dall’inizio caratterizzano queste pagine. Infine, accanto ad alcuni articoli troverete dei Qr code: sono finestre digitali che conducono ad altre pagine giacobine, quelle del nostro sito o dei siti delle altre edizioni internazionali di Jacobin, perché vogliamo che la rivista cartacea e il suo sito, che viene aggiornato con contenuti inediti a cadenza quotidiana, interagiscano, creando un ecosistema editoriale integrato che allarghi lo spazio e la visuale della discussione.

Ecco, il sito. All’ottavo anno di esistenza, anche la pagina web www.jacobinitalia.it aveva bisogno di una riprogettazione. In primo luogo perché, con il passare degli anni, il sito è divenuto un vero e proprio archivio di critica e analisi dell’esistente: contiene centinaia di testi che nella maggior parte dei casi, nonostante le accelerazioni che caratterizzano questa fase storica, non sono affatto invecchiati. Al contrario, possono essere riletti alla luce degli eventi che si rincorrono e fornire maggiore profondità alla lettura della stretta cronaca. Per questo motivo la nuova versione della pagina web interagisce molto meglio con l’archivio: giorno per giorno le nuove idee si inseriranno nel flusso di quelle che abbiamo già ospitato, sulla carta o sul digitale. L’obiettivo è che diventi uno spazio il più autonomo possibile dal monopolio delle piattaforme digitali, che non si faccia imporre temi, punti di vista e utenti dalla dittatura degli algoritmi o dalle bolle e dai recinti artificiali che essi producono. Noi proviamo a farlo, pensando ai contenuti e ai modi di porli a più gente possibile, pur senza sacrificare prese di posizione e scelte di campo. Voi potete darci una mano facendoli circolare il più possibile e interagendo con essi. 

Anche perché, come potete vedere ogni giorno, non abbiamo mai accettato pubblicità (se non di prodotti editoriali) mentre i costi di produzione continuano a crescere. Per questo abbiamo dovuto ritoccare il prezzo della rivista (solo 1 euro) e dell’abbonamento annuale (solo 3 euro) che rappresenta l’unica fonte di sostentamento. Per rafforzare la nostra comunità di lettrici e lettori abbiamo però tenuto fisso il prezzo per gli abbonati storici, che non avrà aumenti se continuerete a rinnovarlo ogni anno.

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Questo numero è speciale anche dal punto di vista dei contenuti. Perché abbiamo scelto di fare una ricognizione sull’orizzonte possibile. Dall’altra parte dell’Oceano c’è Zohran Mamdani, sindaco di New York che non esita a definirsi socialista e che è cresciuto molto vicino alla storia statunitense di questa rivista. La stessa Nancy Fraser, protagonista di una delle interviste del numero, sostiene che Jacobin ha giocato una parte importante nella ricomparsa del socialismo da quelle parti. È insomma il caso di chiedersi, sulla scorta degli eventi e delle esperienze che abbiamo accumulato, come si costruiscono e si definiscono oggi un’azione e un programma socialisti alle condizioni attuali, consapevoli che questa parola (soprattutto in Europa) è stata in diversi modi pervertita e ha rischiato di perdere senso. Invece, le lotte femministe e quelle per l’ambiente, la crisi del neoliberismo e le grandi contraddizioni che ci presenta, ci impongono di andare avanti con l’immaginazione e le pratiche di un’alternativa possibile.

Non ci siamo posti il compito di dare definizioni complete e assolute, anzi il nostro è un tentativo di riaprire una finestra di opportunità: ricominciare a nominare quella parola provando a darne un senso nuovo e all’altezza dei tempi. Un Socialism for future non solo perché guarda avanti, ma perché si connette alle lotte dei movimenti, ai desideri di libertà, alla necessità di declinare anche le esigenze riformistiche in una chiave di transizione verso un altro mondo. Senza perdere di vista un orizzonte di rivoluzione sociale. In tempi come questi abbiamo bisogno di una «nuova immaginazione socialista», diceva qualche anno fa – erano i tempi del Covid – David Harvey. Quell’auspicio resta quanto mai attuale e questa rivista si ritiene pienamente investita del compito, e del gusto, di contribuire a quell’immaginazione.