Il reddito e l’intreccio delle working class
Domani a Roma in piazza per il reddito: un buon avvio per contrastare la pressione durissima che il moderno capitalismo opera sulle vite e sui bisogni affermando una dimensione di classe plurale
Domani a Roma in piazza per il reddito: un buon avvio per contrastare la pressione durissima che il moderno capitalismo opera sulle vite e sui bisogni affermando una dimensione di classe plurale
La colpevolizzazione della miseria ha radici antiche: comincia con l’accumulazione originaria dalla quale prende il via l’industrialismo, quando chi non produce viene considerato una minaccia all’ordine sociale
Ogni fase della lotta tra le classi ha a che vedere con il modo in cui i poveri si riconoscono e si rappresentano, come agiscono collettivamente e come si percepiscono
Andiamo verso un mercato del lavoro in cui la domanda diminuisce sempre di più e riguarda quasi esclusivamente le attività creative e affettive, dice Domenico De Masi. Per questo c’è bisogno di un reddito universale
In dieci anni, dal 2008 al 2018, le persone che hanno varcato in Italia la soglia della povertà assoluta sono passate da 1,8 a 5 milioni. Molte hanno anche un lavoro stabile, che per la prima volta non le tutela
L’evolversi della miseria, e soprattutto i mutamenti della sua percezione e rappresentazione, accompagnano la storia del paese fin dalla sua Unità: dalla carità compassionevole liberale fino allo stato sociale
Da Ettore Scola a Claudio Caligari, il cinema può essere veicolo di contro-narrazioni sulla povertà: accade quando le storie sfuggono alle domande imposte e aggirano l’impasse morale della politica della rappresentazione
Nonostante la narrazione dei vincitori, spesso i diseredati si sono fatti sentire nel corso dei secoli: da Spartaco agli anni Settanta italiani, passando per le ribellioni del Cinquecento, alcuni capitoli che fanno l’epica della rivolta dei subalterni
Il lavoro delle reti mutualistiche cresciuto in questi anni ribalta l’assunto della destra: i poveri non sono soggetti passivi, quando va bene da aiutare paternalisticamente, ma possono riprendere in mano il proprio destino
Tra il 2005 e il 2021, un lavoratore su dieci ha perso tra il tra il 28 e il 48% del reddito. Sono soprattutto giovani, donne e provenienti dal sud Italia. Pagano le politiche di deregulation e la mancanza di un salario minimo legale
La misura voluta dal M5S è coerente col punto di vista neoliberale ma considerata eversiva per i rapporti sociali di mercato dagli imprenditori e immorale dalla destra. Da qui si apre una partita per i movimenti sociali
Dopo le gated communities, aree recintate a beneficio dei ricchi, il nuovo modello speculativo è la riappropriazione della città storica. Per farlo, servono confini materiali e immateriali spesso tracciati dalla narrazione giornalistica
In modo quasi speculare al concetto di diritto alla città, il rapporto tra scuola e disuguaglianze affonda le sue radici in come sono pensate, organizzate e distribuite le risorse nei territori e nello spazio urbano
Sanità, istruzione, assistenza domestica, settori del lavoro di cura sempre più centrali nella nostra società, sono caratterizzati da alte percentuali di occupazione femminile e migrante con bassi livelli salariali
In Italia il 21,5% delle donne non è in grado di far fronte a una spesa o una perdita improvvisa, più che in altri paesi europei. Questa privazione materiale costituisce una doppia forma di subordinazione e dipendenza
Ogni anno in Italia vengono emesse 30 mila sentenze di sfratto, quasi tutte per morosità incolpevole. Si tratta della carenza di politiche abitative in Italia. Un problema che ha a che fare con l’ideologia della proprietà privata
Nel’Unione europea tra 50 e 125 milioni di persone hanno difficoltà a provvedere ai loro bisogni di riscaldamento e illuminazione. Un’ingiustizia diffusa che ha molto a che fare con le politiche della transizione energetica
GIà prima della guerra, il keynesismo finanziario aveva mostrato i suoi limiti, insostenibile per le forme di competizione estrema e di fronte alla sfida della Cina. Ma non è detto che tutto ciò debba pesare sui poveri
Il dato del paese asiatico è ovviamente falso. Eppure questo emerge se si asseconda la narrazione secondo cui la globalizzazione ha ridotto nel corso degli anni la povertà mondiale, basata su misurazioni arbitrarie e dati ambigui
Lo sfogo di uno di quei romanzi che parla di classe operaia e nuove povertà: nel mercato editoriale italiano vengono spesso definiti «urban» per essere venduti a lettori benestanti in cerca di safari nei sobborghi metropolitani