Trump e l’Ice puntano al caos
Gli abusi della polizia anti-immigrazione sono evidenti, ma il governo alza il tiro e aizza la propria base. Minneapolis ha resistito senza rispondere alle provocazioni, ma non sappiamo cosa c’è in fondo a questo baratro
Alex Pretti era un infermiere del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Veteran’s Affair di Minneapolis. Uno dei suoi colleghi ha dichiarato al New York Times che «l’espressione di base sul suo viso era un sorriso». Ora è morto all’età di trentasette anni, la stessa di Renee Good, assassinata poco più di due settimane prima nella stessa città. Entrambi erano cittadini americani. Entrambi sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco da agenti federali nelle strade di Minneapolis, mentre erano disarmati.
In successive dichiarazioni il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs), che include l’Ice e la Border Patrol, ha sottolineato che Pretti aveva una pistola con sé all’inizio della colluttazione. Ma il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, ha affermato che Pretti, che non aveva precedenti penali, aveva un permesso valido per portare la pistola. E la prova video è decisiva. Non ha mai provato a estrarla, e la pistola era già stata confiscata prima che lo uccidessero.
Il Segretario alla Sicurezza Interna Kristi Noem ha dichiarato: «Non conosco nessun manifestante pacifico che si presenti con una pistola e munizioni invece di un cartello». Argomentazione disonesta, e non solo perché brandire apertamente le armi è un atteggiamento molto comune nelle proteste della destra americana. Anche se l’avesse avuta ancora addosso quando è stato colpito, in fondo sarebbe stato del tutto irrilevante. Non abbiamo abrogato il Secondo Emendamento e approvato una legge che impone che chiunque venga sorpreso con una pistola possa essere giustiziato sul posto, anche se non l’ha mai estratta.
Non aveva in mano né una pistola né un cartello di protesta, ma un telefono. Era lì come osservatore legale, usando il telefono per registrare ciò che gli agenti stavano facendo e dissuaderli dal commettere abusi – una forma di impegno civico del tutto legale ai sensi del Primo Emendamento. Gli agenti hanno trovato la pistola solo dopo che era stato buttato a terra e brutalizzato per il crimine di aver cercato di aiutare una donna che era stata gettata a terra e colpita con lo spray al peperoncino.
Vale la pena sottolineare che sappiamo tutto questo perché l’omicidio è avvenuto in una strada affollata, in pieno giorno, ed è stato filmato da più persone. La dichiarazione del Dhs, che non ha mai affermato esplicitamente di aver confiscato la pistola, ma ha vagamente accennato a una colluttazione «violenta» e al fatto che l’agente che gli ha sparato avrebbe temuto per «la sua vita e per l’incolumità dei suoi colleghi», difficilmente troverà credito in chiunque abbia guardato uno di quei video.
In effetti, uno degli aspetti più sorprendenti di tutto ciò è che queste particolari bugie non sembrano esattamente destinate a essere credute. Piuttosto, sembra che il punto sia solo quello di dare ai sostenitori più accaniti dell’attuale amministrazione qualcosa a cui appigliarsi quando un «libertard» lo mette in difficoltà sull’argomento. Meglio dire qualcosa anche se chiunque abbia accesso a internet può vedere di persona che non è vero, piuttosto che non avere nulla da dire. Non sembra poi così diverso dal vantarsi direttamente di aver ucciso Pretti perché era una spina fastidiosa e disobbediente nel fianco degli agenti.
Dopo l’omicidio di Renee Good, i sondaggi mostravano che solo un terzo (e in alcuni sondaggi molto meno di un terzo) dell’opinione pubblica credeva alla versione dell’amministrazione. Ciò non ha impedito al vicepresidente J.D. Vance di diffamare incessantemente Good, una madre che è stata colpita mentre cercava di allontanarsi in auto dalla scena del crimine, insieme alla moglie e al cane di famiglia, definendola una «terrorista domestica». Ciò non ha impedito a diversi agenti dell’Ice nelle settimane successive, alcuni dei quali sembravano essere consapevoli di essere stati filmati, di rimproverare manifestanti e osservatori per non aver imparato la «lezione» dopo quanto accaduto a Good, insinuando chiaramente che forse era giunto il momento di ripetere l’accaduto.
In qualsiasi amministrazione normale, la catastrofe nella reputazione pubblica seguita all’omicidio di Good avrebbe portato a un tentativo di fare un passo indietro e limitare i danni. L’amministrazione Trump ha avuto invece la reazione opposta, che sembra voler spingere la spirale di escalation sempre più verso il caos.
Finora, la compostezza e l’unità dimostrate dalla stragrande maggioranza dei manifestanti a Minneapolis sono state notevoli. Ci sono state manifestazioni di massa, uno sciopero improvvisato indetto dai sindacati locali e moltissime persone che hanno filmato l’Ice e la Border Patrol per far sapere loro che non sono benvenuti e che nessuno ha intenzione di facilitargli l’allontanamento di amici e vicini. Ma sembra esserci una diffusa consapevolezza che fornire loro una scusa per ulteriori disordini sarebbe una pessima idea.
Tuttavia, più il comportamento degli agenti dell’Ice, mascherati e quindi totalmente irresponsabili, diventa illegale e violento, e più l’amministrazione Trump getta benzina sul fuoco diffamando chiunque sia vittima delle loro azioni come «terrorista», più è probabile che alcuni individui fuorviati rispondano alla violenza con la violenza. Cosa accadrà dopo è un mistero. Trump sta già parlando dell’Insurrection Act. Se abbiamo imparato qualcosa dalle ultime settimane, in cui l’amministrazione Trump ha fatto di tutto, dal rapimento sfacciato di un capo di Stato straniero (dichiarando apertamente di averlo fatto in parte per ottenere il controllo del petrolio del suo paese) alla minaccia di sottrarre con la forza un territorio a un alleato della Nato, fino a definire una madre assassinata una «terrorista interna», la semplice e spaventosa verità è che nessuno sa fino a dove è o non è disposto a spingersi.
Sappiamo che l’amministrazione Trump sta conducendo il paese sull’orlo del baratro. Sappiamo che hanno premuto l’acceleratore fino in fondo. Non sappiamo cosa ci aspetta in fondo al baratro. Ma è molto probabile che lo scopriremo.
*Ben Burgis è editorialista di Jacobin , professore associato di filosofia alla Rutgers University e conduttore del programma YouTube e podcast Give Them An Argument. È autore di diversi libri, il più recente dei quali è Christopher Hitchens: What He Got Right, How He Went Wrong, and Why He Still Matters (Zer0 Books, 2021). Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.
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