Jacobin Italia

Un fottuto libro working class

22 Marzo 2023

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Lo sfogo di uno di quei romanzi che parla di classe operaia e nuove povertà: nel mercato editoriale italiano vengono spesso definiti «urban» per essere venduti a lettori benestanti in cerca di safari nei sobborghi metropolitani

Ohi, nice one, mates. Sì, sono un fottuto libro working class. Un po’ come quelli tradotti dall’inglese, con lo slang e le risse fuori dal pub, come piace a voi. Che ci volete sentire parlare come dei fottuti coatti, innit?  E come piace a noi, mate. Fair enough. Però, cazzo, mi fate il favore di chiamarmi col mio nome? Intendiamoci: sono un libro working class perché mi ha scritto un tipo con un working class background, come diciamo noi. Però spiegatemi questa cosa che smetto di essere working class quando scendo in Italia. Da voi divento un libro urban. Solo perché parlo slang. What the fucking fuck, dai, chiamiamo le cose col loro nome, no? 

Ohi, dice che mi leggono anche i quattrinai da voi. Che poi vi piace il misery porn, eh? Vecchi pervertiti middle class, vi piace spiare le nostre miserie dalle finestre delle mie righe, isnt’t? Vi eccita il poverty safary, eh? Il degrado della gioventù contemporanea, le droghe, i quartieri delle periferie, le donne traumatizzate e abusate, gli sfigati con la tuta di poliestere o la felpa col cappuccio che giocano a calcio coi cartocci di crack in tasca… Shit, mi volete così, vero? Un libro sulla working class che non esiste più ma che quando esiste deve farvi sentire persone dabbene. Noi siamo i lerci e voi le brave persone con brave famigliole italiane. Voi superiorità morale e camicie stirate. Noi junk food, videogame e tute in poliestere. Voi abiti di cotone e lino, jogging e avocado al mattino. Nice, merdine. Perché voi i poveracci come me mica li lasciate per strada a drogarsi, vero? Bravi, voi li mandate dai preti e loro li mandano a lavorare. Stai al tuo posto, keep your fucking place, grande mossa, nice.

Ma sapete una cosa? Alla fine il tipo che mi ha scritto ne capisce di brodi come voi, quindi col cazzo che vi vende il libretto precotto per trastullare il vostro ego barzotto, fottuti wankers middle class. Però se proprio volete leggermi... avanti, fatevi sotto, vi tolgo io la sete col prosciutto. Leggetemi se avete il fegato. Ma io non vi rassicuro, io vi faccio male. Certo, voi pensate di comprarmi con quattro spicci. Ma per come la penso io, in quanto libro, apologies, non sarò mai vostro. Prima sono di chi mi fa. Ma che autore e autore. Mica c’è solo il mio autore. Lui è da qualche parte a bersi una latta di sidro coi quattro spicci di chi compra ‘ste pagine e ce n’ha tutto il fottuto diritto, assholes. Se n’è sciroppate di rotture di scatole per scrivermi e pubblicarmi. Gli è toccato anche andare a scuola per anni, invece di starsene a giocare a calcio e a cazzotti come qualsiasi persona con le cervici a posto. Ma non c’è mica solo il fottuto autore. Io sono anche il mio traduttore. C’ha messo mano il mio traduttore e bella storia che ha fatto, gliel’ha contata giù tosta, ci sa fare il tipo con le parole, bella mate. Certo, da voi in Italia il traduttore lo pagate la metà esatta di un traduttore mangiarane francesi, perché siete onesti ma ingiusti. Nice. La sapete lunga, merdine. E non finisce qui. Poi mi han fatto gli editor e i correttori di bozze. Mica tanto quattrinai, anche questi. Pensavo fossero lodsofmoney, culi grossi pien di grana, e invece nisba. Anche questi se la vedon grama. Perché più si va sulle bozze più c’è sfiga, più sali nella catena alimentare dell’editoria più i tizi hanno i quaini in tasca, soccia. E son quelli che ci guadagnano davvero con queste pagine. Ma anche nelle redazioni ne vedi certi che faticano a spoggettare il mese, merda. Bella storia davvero. Tanto valeva fare il professionale come me, invece che spaccarsi le palle con i master in editoria, dammi retta, mate, safe as fuck.

Ma chi sta peggio al solito è chi sta in fondo. Quelli gli tocca le briciole, raga. Quelli che mi spostano nei magazzini. Quelli che mi han stampato nel centro tipografico più importante d’Italia, proprio loro. Come si chiama? Grafica spritz, o qualcosa del genere. Bevono pesante e dopo menano, che cazzo di pub hanno da quelle parti dico io. Oh, il problema è che menano quelli sbagliati. Sapete come funziona il lavoro là? Ci sono i tizi in giacca e cravatta, yes sir, la cultura l’eccellenza e l’imprenditoria e bla bla bla. Solo che loro, i prenditori incravattati, loro prendono e a te al massimo te le danno, mate. E te le danno a cartoni pesanti. O, mica si sporcano di schizzi di sangue le camice bianche stirate dalla moglie, sorry, dalla domestica. Ci sono gli intermediari. Agenzie di security con sprangatori cresciuti a pane e palestra. Quelli sì che pestano. E poi ci sono gli sfigati, quelli attaccati alle macchine, che ne prendono. E quelli, se anche non ne buscano dalle macchine, che se non stai attento ci lasci un dito dentro, poi ne pigliano comunque un sacco e una sporta. Oh, la sapete la storia gente? Che il mio autore ce n’ha messa di ultraviolenza dentro alle mi’ pagine, anche legnate e sprangate pese, ma mai tanta quanta quella che è toccata agli operai che mi ribaltano stampa. Roba da spruzzare sangue sulle copertine. Sticax, mate. 

Macchè fiction, è tutta roba vera. Venuta fuori una roba pesa: han trovato degli operai malmenati di brutto e legati e tirati in un fosso da quelle parti. Gli han dato un sacco di legnate che neanche una rissa fori da un pub di Nottingham. E mica per roba di tifo, che ancora potrei capirlo. Per fargli stampare me, il fottuto signor libro. Cioè, prima dite che la classe operaia è un mucchio di coatti, di chav, di violenti della 167. Poi dite che gli operai è roba che non esiste più. Poi prendete me e mi togliete la vernice working class, mi trasformate in urban così nascondete la parola classe, e dopo mi fate stampare da operai che dite che non esistono più e alla fine li legnate anche? Fuck, vi piace vincere peso. Insomma gli unici operai che esistono son quelli che vi servono e comunque li prendete al ribasso con gli sconti al supermarket del caporalato all’angolo e per farli lavorare di più li troncate di legnate e li bussate come tamburi. Ostia, ma siete dei grandi in Italia, figa. Oh, passo parola qui dalle parti mie, picchiano nell’editoria italiana come un holigan degli anni Ottanta, per fuck sake. 

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