Quando Zohran Kwame Mamdani, membro dell’assemblea statale e socialista del Queens, ha lanciato la sua campagna per diventare sindaco di New York, la maggior parte degli osservatori politici era scettica sul fatto che potesse fare molta strada. La politica cittadina è tipicamente dominata dal settore immobiliare e finanziario, e Mamdani era poco conosciuto.
L’organizzazione alla quale è iscritto, i New York City Democratic socialists of America, hanno visto molti dei suoi candidati vincere nella città e nello stato negli ultimi sette anni – l’elezione della deputata Alexandria Ocasio-Cortez nel 2018, più tre senatori, sei membri dell’assemblea statale (tra questi anche Mamdani) e due del consiglio comunale, oltre a riforme politiche che includono la tutela degli inquilini e l’energia rinnovabile finanziata con fondi pubblici, tutte conquistate come parte di più ampie coalizioni progressiste di sinistra – persino la maggior parte dei membri dei Dsa pensava che una campagna per il potere esecutivo fosse un compito arduo.
Tuttavia, negli ultimi due mesi, Mamdani è diventato un vero e proprio fenomeno politico, passando dall’essere un nobile sforzo donchisciottesco a rappresentare una potenzialità trasformativa nella politica di New York City.
La sua visione sta dominando il dibattito sulle primarie a sindaco, e le sue prospettive sono vaste. Si tratta ancora un’ipotesi remota, eppure non è impossibile che vinca. In effetti, le primarie sono iniziate con molti candidati, ma ora, come la maggior parte degli osservatori riconosce, sono essenzialmente una corsa a due tra Mamdani e l’ex governatore di New York Andrew Cuomo.
A fine febbraio, un sondaggio ha rilevato che, in un campo primario affollato, Mamdani era al 12%, davanti al sindaco in carica Eric Adams (che nel frattempo, in disgrazia per corruzione, ha abbandonato le primarie democratiche e pensa di candidarsi come indipendente a novembre). Quel sondaggio collocava anche Mamdani molto più avanti di qualsiasi altro candidato democratico, a parte Cuomo .
Sempre a fine febbraio, Mamdani si è distinto per aver raccolto oltre 2,8 milioni di dollari, superando qualsiasi altro candidato. Il sistema è strutturato per premiare i candidati che raccolgono più fondi per la campagna elettorale con piccoli donatori, piuttosto che con assegni consistenti da pochi privilegiati. (La soglia è di 250.000 dollari di contributi da almeno mille donatori indipendenti). Attraverso questo sistema, i candidati possono potenzialmente ricevere otto volte l’importo raccolto in fondi pubblici per la loro campagna.
Poi, a fine marzo, Mamdani ha raggiunto gli 8 milioni di dollari di fondi e ha annunciato che non avrebbe più accettato donazioni. L’annuncio è stato un po’ artificioso: è stata la prima volta che un candidato sindaco ha raccolto così tante donazioni, con più donatori di qualsiasi altro candidato. Il mese scorso, a Mamdani veniva attribuito un consenso tra il 16 e il 18% alle primarie, a seconda dei sondaggi, con il resto dei candidati fermi a percentuali di una sola cifra. Il consenso continua a crescere: qualche giorno fa, un sondaggio ha rilevato che Mamdani era al 22%.
Perché Mamdani ha infranto il caotico sistema informativo in modo così drammatico e decisivo? La risposta è una combinazione di fattori: l’uomo, il messaggio, il movimento e il momento.
L’uomo è carismatico in ogni senso: attraente, divertente, intelligente. Mamdani è sincero riguardo ai problemi che affliggono i newyorkesi, spontaneamente eloquente e pronto a ridere, sia di se stesso (un video di San Valentino lo mostra mentre corteggia il pubblico con fiori e cena) che dei suoi nemici (prendendo in giro Andrew Cuomo come un abitante dei sobborghi fuori dal mondo che ha paura di venire in città, arrivando persino a tenere una conferenza stampa fuori dalla presunta residenza cittadina di Cuomo per, ha detto Mamdani impassibile, rendere più comoda la partecipazione dell’ex governatore).
È anche, bisogna dirlo, attraente. Mamdani, trentatré anni, non è solo più bello del politico medio. È così bello che ribalta una tattica popolare dei media dell’opposizione: è quasi impossibile per i media di destra trovare una sua foto poco lusinghiera. Persino i tabloid non ci riescono con Mamdani: in ogni foto del New York Post, così come in questo spot televisivo, ha un aspetto fantastico e un sorriso radioso.
Inoltre, come Bernie Sanders, Mamdani ha il dono di parlare delle difficoltà materiali dei newyorkesi, proponendo soluzioni convincenti e rimanendo concentrato sul tema, a prescindere da tutto il resto.
In ogni intervista, in ogni interazione, in ogni discorso, parla del costo della vita e di cosa farà per risolverlo. Mentre i Democratici perdevano rovinosamente le elezioni nazionali, in gran parte per essersi rifiutati di affrontare o riconoscere che l’inflazione stava danneggiando la classe media e operaia americana, e con Donald Trump pronto a peggiorare la situazione con guerre commerciali caotiche e insensate, Mamdani ha continuato a concentrarsi sul rendere New York City accessibile ai lavoratori.
Le sue proposte in tal senso sono semplici da spiegare e possibili da praticare. Dice che congelerebbe immediatamente l’affitto per circa un milione di appartamenti a canone stabilizzato della città, cosa che il sindaco ha il potere di fare tramite il Rent Guidelines Board, i cui membri sono nominati dal sindaco stesso. Promette inoltre di rendere gli autobus urbani «veloci e gratuiti» – idea che ha sperimentato su piccola scala attraverso una proposta di legge che ha reso gratuite alcune linee, aumentando il numero di passeggeri e la sicurezza – e di offrire un servizio di assistenza all’infanzia universale, una prospettiva entusiasmante dopo l’austerità del sindaco Eric Adams, nel corso della quale l’assistenza all’infanzia è stata spesso oggetto di tagli significativi nonostante rappresenti una spesa familiare paralizzante per molte famiglie della classe lavoratrice.
In un colpo di scena ancora più insolito, sta anche proponendo la creazione di un supermercato di proprietà comunale in ognuno dei cinque distretti, per offrire al pubblico un’opzione alimentare che, a suo dire, sarebbe sicuramente più economica dei negozi, in un momento in cui i prezzi dei generi alimentari sono alle stelle e rappresentano un peso notevole per le famiglie che già lottano per sopravvivere.
La sua corsa beneficia anche di un momento politico in cui molti cercano una leadership contro Trump, trovandola a sinistra. Persino i Democratici tradizionali e alcuni Repubblicani si stanno riversando a decine di migliaia, anche negli stati repubblicani, per ascoltare Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez nel loro Fighting Oligarchy Tour, che ha dato energia alla base come mail il partito nazionale aveva fatto negli ultimi anni.
Con Trump ed Elon Musk che cercano con tutte le loro forze di distruggere le migliori istituzioni della nostra società , e con i democratici centristi che sembrano opporre così poca resistenza, l’idea che ci troviamo di fronte a una scelta tra «socialismo o barbarie» forse non sembra più così inverosimile.
Questo è uno dei motivi per cui Mamdani ha attratto non solo piccoli donatori ed elettori, ma anche molti volontari, altro fattore nella sua ascesa da outsider a candidato principale. Mamdani ha più di 10.000 volontari che hanno già bussato a più di 100.000 porte prima ancora che la maggior parte dei newyorkesi iniziasse a prestare attenzione alle primarie per la carica di sindaco di giugno.
Ad alimentare l’ascesa fulminea di Mamdani sono stati anche i media. In primo luogo, i media mainstream lo coprono, perché è interessante, si distingue e ha un bell’aspetto. Facendo campagna elettorale per lui, come ho fatto io, spesso si sente che gli elettori danno una risposta tipo: «Sì, l’ho visto in Tv e mi è piaciuto quello che ha detto». Persino i media di destra, come il New York Post, non solo non sono riusciti a trovare una sua brutta foto, ma hanno faticato anche a svolgere la loro funzione più elementare: trovare una narrazione negativa che rimanesse impressa. Il giornale ha comicamente scandagliato gli anni del liceo di Mamdani e ha scoperto… che non aveva vinto le elezioni per la carica di vicepresidente dell’istituto. Quando il tabloid di destra ha scritto: «L’aspirante sindaco socialista Zohran Mamdani propone un aumento del 2% delle tasse sui milionari di New York per raccogliere 10 miliardi di dollari per un programma pieno di concessioni» Mamdani ha condiviso allegramente queste storie in quanto parte delle motivazioni positive per la sua carica di sindaco.
Poi ci sono i media alternativi. Il suo senso dell’umorismo disinvolto e la capacità di pensare in fretta e di essere bizzarro lo hanno reso un personaggio naturale sul canale Twitch del popolarissimo streamer socialista Hasan Piker: i due hanno parlato per ore di diritti degli inquilini, di socialismo e si sono chiesti se «gli indiani sono gli italiani d’Asia».
Quando è stato assalito da Crackhead Barney, eccentrica YouTuber locale, famosa e famigerata per le sue aggressive interviste-agguato, che gli ha fatto ogni genere di domande a cui la maggior parte dei politici non vorrebbe trovarsi impreparata («Sei africano, perché non ti identifichi come afroamericano?», «Dove ti trovi nel sistema delle caste?»), lui si è attenuto a messaggi di convenienza, per il resto ha riso sinceramente di se stesso e del gonzo-jurnalism della sua interlocutrice.
Inoltre, come per Ocasio-Cortez, Sanders e Jamaal Bowman, la campagna di Mamdani si è distinta nel creare un proprio media. All’inizio della campagna, scoprendo che alcuni settori working class erano favorevoli a Trump, Mamdani è uscito per strada e ha parlato con gli elettori, spiegando i motivi della sua candidatura e dando anche l’impressione di ascoltare sinceramente le loro ragioni.
Un altro video mostra il candidato, vestito in abito elegante, come se fosse pronto per la carica al comune, mentre spiega che la sua candidatura ha preso piede perché le sue politiche sono popolari.
Seduto alla pensilina di un autobus, spiega che due terzi dei newyorkesi sostengono il suo piano per i supermercati comunali, mentre tre quarti sostengono la gratuità degli autobus. Attraversando la strada, racconta il suo successo nell’assemblea statale, dove ha fatto approvare un progetto pilota per autobus gratuiti, e il fatto che abbia incrementato il numero di passeggeri e ridotto i tassi di violenza contro gli autisti. Davanti a un parco cittadino fiorito di narcisi, riferisce che l’80% dei newyorkesi sostiene il suo piano per congelare gli affitti.
«La politica non è sempre così complicata» dice Mamdani nel video, mentre cammina per strada e osserva che la sua campagna sta avendo successo perché «lottiamo per i newyorkesi comuni».
Il successo di Mamdani dimostra che la svolta a destra a New York non naturale o inevitabile, ma che un movimento di sinistra e un elettorato entusiasta delle idee politiche di sinistra possano organizzarsi. Mamdani sta superando le aspettative e sta diventando una forza significativa nella politica cittadina. Qualunque cosa accada in questa corsa, il suo futuro nella politica di New York appare luminoso.
*Liza Featherstone è editorialista per Jacobin, giornalista freelance. Ha scritto, tra le altre cose, Selling Women Short: The Landmark Battle for Workers’ Rights at Wal-Mart (Basic Books, 2002) e Divining Desire: Focus Groups and the Culture of Consultation (Or, 2017). Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

