Jacobin Italia

Una conferenza tra marxismo e femminismo

21 Marzo 2025

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Grazie al femminismo il soggetto antitetico al Capitale viene «disaggregato e ricomposto» insieme ad altre soggettività invisibili al marxismo classico ma indispensabili per la riproduzione della vita

Da oramai dieci anni il femminismo è tornato a far parlare di sé in tutto il mondo, anche nei media mainstream, grazie a un’ondata travolgente di mobilitazioni transnazionali che ha visto esprimersi nelle piazze e nei social network una nuova generazione di donne*. È lecito parlare di una «terza ondata» femminista – dopo la prima, quelle delle suffragette, che lottava innanzittutto per i diritti civili, e la seconda, degli anni Settanta, che metteva in discussione tutto lo status quo, dalle relazioni intime e familiari fino all’androcentrismo onnipresente nella cultura e nella politica – proprio perché si è estesa in tutti gli ambiti della società, ben oltre la cerchia di attiviste, come testimonia anche il fiorire di studi di genere ed educazione sessuale a tutti i livelli scolastici e formativi.

Molto spesso però, nelle stanze della comunicazione di massa e in quelle delle politiche istituzionali di genere, è arrivata una forma addomesticata di questa ribellione di massa, resa compatibile con l’esistente. Si tratta di quel femminismo che Nancy Fraser ha accusato di essere diventato «un’ancella del neoliberismo», un femminismo che ha perso la sua forza trasformativa diventando un fenomeno soprattutto individuale e funzionale alla costruzione di carriere femminili, ossia perfettamente funzionale al capitalismo postmoderno, più flessibile e inclusivo delle diversità – il famoso «diversity management» – se utili a essere messe a profitto delle aziende.  

Un femminismo funzionale al neoliberismo che, come sottoprodotto, ha portato anche al boom di influencer diventate popolari sui social, che sfruttano una sensibilità cresciuta in modo enorme in questi dieci anni su tutte le espressioni della violenza machista quotidiana, ma che applicano essenzialmente il femminismo alla superficie delle questioni della convivenza sociale senza indagare le disuguaglianze strutturali delle società patriarcali, razziste e classiste.

Di fronte alla profondità della crisi che stravolge le condizioni di vita di un crescente numero di donne* nel mondo, però, la ricerca di strumenti di interpretazione e di reazione ha anche prodotto un rinnovato interesse per la teoria marxista in vari ambiti, dalle partecipate conferenze di Historical Materialism nei paesi anglofoni alle Marx-fem Confererences la cui prima edizione è stata promossa a Berlino dalla filosofa tedesca Frigga Haug intorno alle «Tredici tesi» che condensano l’apporto delle studiose marxiste femministe all’innovazione delle categorie classiche delle teorie marxiane.

Si tratta allo stesso tempo di una critica e di un’innovazione delle categorie marxiane che riguarda innanzitutto il concetto di lavoro, con contributi sulla produzione del valore e la riproduzione della manodopera. Ampliare il concetto dello sfruttamento economico all’ambito della riproduzione sociale, infatti, permette di capire in che modo l’oppressione del genere femminile è inestricabilmente legata ai processi di accumulazione capitalistica. Da questi approcci tutto il terreno della riproduzione della vita viene esaminato in antitesi alla spinta inesorabile all’accumulazione del capitale. Il soggetto antitetico al Capitale, la classe operaia, viene così «disaggregato e ricomposto» insieme ad altre soggettività, invisibili ai padri fondatori del marxismo ma indispensabili per la riproduzione della vita e che, sempre più, mostrano nelle lotte per la sopravvivenza su questo pianeta la propria centralità. Così, che sia da un angolo di visuale ecofemminista costruttivista, delle teoriche della riproduzione sociale, dell’economia femminista trasformativa o dell’attivismo performativo e queer, il campo di ricerca e di proposta di modelli alternativi di sviluppo sociale ed economico si è in questi anni esteso e arricchito.

Nelle successive Conferenze Marx-fem, svoltesi in Austria, Svezia, Euskadi e Polonia, attiviste e studiose si sono confrontate sui casi concreti di intersezione degli assi di oppressione e di lotta, con la presenza di chi subisce le oppressioni in prima persona e di coloro che cercano di elaborare, a partire da queste realtà materiali, spunti teorici di trasformazione inclusiva. La prossima Conferenza Marxista-Femminista, ormai giunta alla sua sesta edizione, si terrà a Porto dal 21 al 23 novembre 2025 e ha scelto come tema centrale la decolonizzazione del pensiero e delle pratiche. 

Più che nei precedenti incontri, in questa edizione si fa sentire il peso materiale della presenza in loco di un femminismo proveniente da altri continenti, capace di interrogare schemi di pensiero diventati troppo stretti per rispondere alla complessità della realtà odierna. Si parlerà di ecofemminismo come pratica di cura dei corpi e della terra basata sui saperi e le esperienze delle donne dei popoli originari e non; del femminismo come prassi antimilitarista schierato con le lotte di liberazione nazionale e decoloniale; di decolonialità non solo nel senso della liberazione dal dominio delle potenze (post)coloniali, ma anche dall’interiorizzazione delle visioni del mondo basate sulla superiorità di un Occidente razionalista, maschilista, bianco-sciovinista, vincitore. 

Del resto, la millenaria appropriazione dei corpi delle donne in tempi di guerra – e, in modo diverso, in tempi di pace – si intreccia inevitabilmente con la depredazione dei territori, la corsa all’estrazione delle risorse sempre più rare, in funzione di una crescita, sempre meno sostenibile, di una parte del mondo sempre più ridotta. La riproduzione – biologica e non solo – di interi popoli in gran parte assunta dalle donne, è messa a repentaglio da questa combinazione di aggressioni militari, catastrofi ambientali e strutture patriarcali reazionarie. Il femminismo, riemerso con forza nelle piazze e nei luoghi del pensiero nell’ultimo decennio, è in grado di fornire alternative praticabili a questa deriva? Si pone come obiettivo di incidere sulla vita di quel 99% di donne di cui parlano Cinzia Arruzza,  Tithi Batthacharaya e Nancy Fraser? Riuscirà a intaccare l’egemonia del femminismo neoliberista che viene sbandierato dai governi occidentali in modalità femonazionalista e classista?

L’interpretazione delle categorie marxiste in chiave femminista permette di andare a fondo a queste contraddizioni, svelando gli interessi di parte nascosti dietro a concetti apparentemente neutri come «lo sviluppo», «il bene delle famiglie», «l’educazione» o «la sanità». Questo stesso approccio aiuta a districarsi anche in un mondo del lavoro e del non lavoro, e in una frammentazione di classe, dove è difficile tracciare i limiti tra tempo di vita e di lavoro, tra attività autonoma e autosfruttamento, tra cura di sé e delle proprie relazioni e monetarizzazione degli affetti. Il femminismo può essere un elemento catalizzatore, mostrando come la ricostruzione dell’identità di classe passi necessariamente per l’intersezionalità delle lotte, per la ricomposizione delle comunità, non più tradizionali, e dei legami di solidarietà multiforme.

Questi sono alcuni dei temi che verranno affrontati nella conferenza di Porto, il cui programma dettagliato verrà pubblicato prima dell’estate. Temi approfonditi non in modo astratto e disincarnato ma a partire dalle pratiche quotidiane di decine di attiviste e pensatrici che organizzano questo incontro internazionale. Pratiche di lotta che attraversano tutti campi: da quello economico-sociale a quello della sessualità come resistenza; dall’antimilitarismo all’arte come pratica di risignificazione dei corpi e degli spazi. La conferenza si articolerà in alcuni momenti centrali di dibattito con relatrici note a livello mondiale come Gayatri Spivak, Ruth w. Gilmore, Amina Mama e Angela Davis; poi in seminari tematici e gruppi di lavoro in cui le attiviste si potranno confrontare elaborando le strade da percorrere insieme, a partire dalla diversità dei soggetti, in un’ottica di inclusione e convergenza. 

*Nadia De Mond fa parte del Comitato scientifico che organizza la International Marxist Feminist Conference 2025. Per ulteriori informazioni sulla partecipazione italiana e per inviare contributi alla conferenza si può scrivere a nadia.demond@gmail.com.