È a tutti. Dopo esser scesi alla stazione più vicina al posto in cui dobbiamo arrivare, ci siamo resi conto che la nostra destinazione era più lontana del previsto. Google Maps suggerirebbe due autobus, ma il nostro ragionamento è che nel tempo di attesa potremmo almeno avviarci a piedi e arrivare a metà strada. Solo che fa troppo freddo, o troppo caldo. Che fare allora?
William Alden pensava di avere la soluzione a questi dilemmi. La sua invenzione, una versione di trasporto rapido personale o Prt, si chiamava Self-Transit Rail and Road Car, nota anche come Alden StaRRcar. Prometteva di risolvere proprio il fastidioso problema dell’ultimo miglio. Il concetto era il seguente: un piccolo veicolo a forma di ferro da stiro con due posti a sedere e quattro piccole ruote di gomma. La StaRRcar sarebbe rimasta parcheggiata nel nostro vialetto fino a quando non eravamo pronti a usarla, caricandosi tramite una presa elettrica. Poi, quando arrivava il momento di andare al lavoro (il sistema era progettato principalmente per i pendolari), saremmo saliti sulla StaRRcar e l’avremmo guidata per un massimo di 16 chilometri a 50 all’ora fino a una stazione, dove il veicolo veniva caricato su una rampa e grazie a un perno metallico installato sulla parte inferiore si agganciava a un sistema di binari. A quel punto potevamo rilassarci: il veicolo ci avrebbe portato alla nostra stazione finale senza fermate intermedie. Una volta in stazione potevamo scegliere se lasciare il veicolo a un altro autista per utilizzarlo oppure (era questa la grande innovazione) guidare fuori dai binari fino al punto esatto di destinazione.
L’idea di Alden risale alla fine degli anni Cinquanta, quando l’automobile si stava affermando come mezzo di trasporto dominante. Dal punto di vista dell’utente, il pendolarismo in auto aveva un grande difetto: le persone non potevano massimizzare il tempo facendo qualcos’altro mentre andavano al lavoro. Non potevano semplicemente spostarsi da una destinazione all’altra perché dovevano guidare.
La StaRRcar avrebbe offerto il meglio del trasporto privato e di quello pubblico: nessuna fastidiosa camminata da e verso le fermate, nessuna attesa dell’autobus. Le persone si sarebbero godute il lusso di sedersi, leggere il giornale, guardare fuori dal finestrino e contemplare malinconicamente la vita o, più probabilmente, mettersi in pari con il lavoro, tutto questo mentre viaggiavano passivamente verso il luogo in cui erano diretti.
Molte invenzioni degli anni Sessanta hanno provato a sfruttare analogamente le nuove tecnologie. Lo spirito utopico del Modernismo, la convinzione che la produzione di massa e le tecnologie informatiche potessero migliorare la vita quotidiana delle persone, era ancora molto diffusao tra progettisti e ingegneri. La StaRRcar non era l’unica invenzione del suo genere. Numerosi progettisti svilupparono proposte di mezzi di trasporto «duali», e a supportarli c’era anche la nota urbanista liberale Jane Jacobs, che favorì la proliferazione dei dispositivi nella convinzione che il trasporto rapido avrebbe collegato le città meglio delle automobili. Alcuni sistemi di trasporto rapido trovarono persino il sostegno dell’amministrazione statunitense, per esempio con i progetti pilota di trasporto alternativo di massa varati dall’amministrazione Kennedy o i finanziamenti dell’Urban Mass Transportation Act del 1964, la cui realizzazione oggi più nota è il Bay Area Rapid Transit (Bart) in California [sistema di trasporto pubblico su rotaia che opera nella San Francisco Bay Area, il quinto più affollato degli Usa con 118 milioni di utenti nel 2019, ndt].
