Jacobin Italia

Va in onda Giorgia. Prima stagione, episodio uno

7 Dicembre 2022

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Meloni vorrebbe governare con il sorriso sulle labbra e le risate registrate, senza una macchia sul suo impeccabile completo e un capello fuori posto. Perché anche lei è inevitabilmente frutto della serialità televisiva

Lei è Giorgia, nata dalla tempesta del Popolo della libertà, prima del suo sesso, regina dei missini, degli Atreju e dei fratelli d’Italia, signora dei sette colli, protettrice di Dio, Patria e Famiglia, principessa dell’ex Roccia di Draghi, khaleesi del grande Mare delle Libertà, la non bruciata dalla fiamma tricolore, madre dei sovranisti, regina di via della Scrofa e distruttrice del gender. 

Nel 2020 recitava in faccia alle telecamere di Rai2 senza paura (o vergogna) il discorso di incoronazione dell’eroina fantasy Daenerys Targaryen, bionda e coraggiosa regina della saga Trono di Spade. «I vostri padroni vi hanno mentito su di me» tuonava, sicura e ispirata, «o forse non vi hanno detto niente, non importa, non ho niente da dire a loro. Parlo solo a voi». E in quel voi popolato da schiavi di governi non eletti ci ammassavamo, idealmente, noi. Una platea virtuale, che già immaginava vastissima, fatta dei suoi elettori, i nostalgici del tricolore e della parola con la F, ma anche di italiani di ogni colore politico, uniti dalla folgorazione per una nuova era, costruita sulle spalle di una piccola donna forte e su ideali dalla statura nanica (Nazione, Identità, Tradizione) capaci di proiettare sul belpaese un’ombra senza fine, degna delle terre di Mordor. «Non sono vostra nemica», garantiva, «io vi porto una scelta e darò ai vostri nemici ciò che meritano». Anche se pensavamo di non averli evocati, quei nemici iniziavano a materializzarsi proprio per noi, spesso eravamo proprio noi.

Lei è Giorgia, gladiatrice in completo blu

Due anni – e molti nemici dopo – una promessa che sembrava infattibile come l’ascesa al trono di una mad queen senza bagno di sangue finale, è diventata realtà. Con un misto di emozione e di delusione per aver scambiato il corpo elettoral-televisivo con quello altamente istituzionale ma un po’ ammosciante di Sergio Mattarella, la premier Meloni, aka, IosonoGiorgia, ha comunque pronunciato, un «vero» discorso di insediamento. A memoria, nello stile di un momento televisivo cult che si rispetti: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la costituzione e le leggi e di esercitare il mio mandato e le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione». Una formula un po’ fiacca, in effetti, per un’ideale discendente dell’antica Valyria, ma del resto il momento imponeva un taglio sereno, sobrio e rassicurante come il completo giacca & pantaloni scelto per l’occasione e indossato da tutti i componenti del primo governo d’Italia guidato da una donna. 

Nella foto d’insediamento che passerà alla storia, una lunga carrellata di suits, ovvero la divisa d’ordinanza del potere che ha dato il titolo e la fama a una di per sé non esaltante serie tv ad argomento legale, ricordata per aver lanciato Meghan Markle e imposto il ritorno dell’estetica del completo maschile che sembrava morta con i primi anni Novanta. Nel patinatissimo telefilm l’abito segna confini di ruolo e di genere: la gonna è per le assistenti legali sfoggiate dai maschi alfa come trofei, in continua gara a chi ha in dotazione la più scaltra e la più sexy. Quando un avvocato con il completo incontra un’avvocata con tailleur senza cavallo, l’avvocata è una donna sconfitta, al più avviata a un mesto patteggiamento o, peggio, a una vittoria macchiata dal sotterfugio. Ma Giorgia è pronta alla battaglia a viso aperto, lei e i suoi, per citare la più famosa delle conservatrici della televisione, Olivia Pope (protagonista della serie televisiva statunitense Scandal), sono gladiators in a suits: non indietreggiano, non gettano la spugna, non tradiscono, al massimo fanno un po’ di rumore con i rialzi delle scarpe durante il passo dell’oca.

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