Casse mutue e assicurazioni private provano a spingere con sempre maggior forza il settore della salute nel mercato. L’obiettivo, come esplicitato in numerosi rapporti, è accaparrarsi circa 35-40 miliardi di euro, ossia un terzo del Fondo sanitario nazionale, che corrisponde al volume attuale di spesa sanitaria non intermediata od out of pocket. Tale dinamica sta portando a una crescente pressione delle fasce più ricche della popolazione per sganciarsi dal meccanismo solidaristico del Servizio sanitario nazionale, fondato sulla progressività della tassazione, per garantirsi corsie preferenziali nell’accesso alle cure, pagandole direttamente.
Ciò significa che oggi intere fasce di popolazione si curano da sole, ovvero al di fuori del perimetro del finanziamento pubblico del Fondo sanitario nazionale. Sempre più ospedali hanno parti o interi reparti dedicati ai solventi o ai paganti, cioè a persone che pagano la prestazione tramite assicurazione privata o sociale, o direttamente. Si tratta di un fenomeno in espansione che mostra una strategia win-win per chi lo mette in atto: gli ospedali ottengono liquidità immediata al di fuori del rimborso tramite Drg (il sistema di pagamento in vigore nelle Aziende sanitarie e ospedaliere, pubbliche e private accreditate) e il solvente o il pagante ottiene un trattamento di favore in camere singole curate nei servizi e con una maggiore attenzione da parte del personale, lo stesso personale che cura anche gli altri pazienti del reparto assistiti tramite il Servizio sanitario nazionale. Ma c’è chi perde in questa dinamica: la salute pubblica e l’equità nelle cure, garantita dalla Costituzione.
Per ora il fenomeno è limitato ai grandi ospedali privati accreditati o alle piccole strutture private non accreditate. Nonostante le crescenti pressioni lobbistiche da parte dei grandi colossi assicurativi nazionali e internazionali, questa opzione per ora non sembra decollare, ma non esistono dati aggiornati sui numeri di queste attività e, più in generale, non ci sono agenzie o enti nazionali che seguono l’evoluzione del fenomeno.
I reparti solventi hanno però funzionato molto bene anche durante la pandemia. Chi poteva pagare di tasca propria la presa in carico ospedaliera, anche chi aveva manifestato urbi et orbi il proprio scetticismo sulla gravità della malattia, ha prontamente avuto accesso alle migliori cure ospedaliere (sacrosante, come dovrebbe essere garantito a tutte e tutti in caso di bisogno), senza dover aspettare ore l’arrivo dell’ambulanza a domicilio. O ancora, ha potuto avere direttamente nella propria abitazione staff assistenziale o macchinari pronti all’uso, in un momento in cui vi erano problemi di approvvigionamento e di accesso nei grandi poli adibiti alla cura del Covid. È chiaro come non sia possibile, né particolarmente utile vista la natura sistemica del problema, puntare il dito contro questa o quella persona; ma le continue notizie di ricchi o Vip ricoverati in grandi ospedali privati hanno reso ancor più visibile un processo che ha radici più lontane. Eppure, ancora una volta, non è stata posta la minima attenzione da parte dei media mainstream nello spiegare all’opinione pubblica il perché di alcuni ricoveri eccellenti, e di come questi potessero avvenire durante le fasi più acute della pandemia, quando le ambulanze facevano la coda fuori dai servizi di pronto soccorso.
In generale, possiamo dire che questi fenomeni di «corsa alle cure» hanno subito un’accelerazione durante la pandemia di Sars-CoV-2? È probabile, ma non abbiamo ancora dati disponibili per affermare che ci sia stata un’accelerazione dei meccanismi assicurativi o di accesso diretto alle prestazioni sanitarie private non intermediate. Al di fuori delle cure per il Covid, un ruolo lo ha giocato la grande paura dovuta al blocco, in molte Regioni durato mesi, delle prestazioni ordinarie. In parole povere, improvvisamente, a causa del sovraffollamento degli ospedali e della chiusura degli ambulatori, intere fasce di popolazione non hanno più avuto accesso alle cure, alle prestazioni diagnostiche (basti pensare a quanto sono importanti queste ultime, per esempio, per trovare precocemente le malattie neoplastiche), alle terapie in regime ospedaliero o ambulatoriale.
