Jacobin Italia
La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua.

Oulx, rifugio e resistenza

Per anni il Rifugio Massi, nell’alta Val di Susa, ha fornito accoglienza a chi cercava di oltrepassare il confine. Ora deve chiudere, ma c’è una rete solidale che cerca nuovi modi d’azione

Joe Sacco, la mia Gaza

Una lunga conversazione con il pioniere del giornalismo a fumetti sul genocidio nella Striscia, il ritorno in Palestina, il modo di raccontare i massacri attuali e i loro rapporti con la storia, le responsabilità dell’Occidente

Il voto per AfD è una spia

La vittoria dell’estrema destra in Sassonia-Anhalt ci interroga. Le prossime elezioni si giocheranno attorno alla costruzione di un senso di protezione nei confronti dei settori popolari

alternative economiche

Chi ha paura della Gen Z

Maranza. Ansiosi. Disimpegnati. La Gen Z viene etichettata in vari modi nei sermoni paternalisti che predicano sacrifici o nei provvedimenti repressivi del governo più vecchio della storia della Repubblica, quello guidato da Giorgia Meloni.Questa società che invecchia, e che ha prodotto molte macerie sociali e politiche, è spaventata dalle forme di vita e di dissenso della nuova generazione. Ma chi si affaccia allo spazio pubblico per la prima volta ha sempre il diritto di rivendicare la rottura con le storie precedenti. Il n. 32 di Jacobin Italia – che riprende anche alcuni articoli del n. 61 dell’edizione statunitense di Jacobin – si occupa di questa rottura.

Cresce l’opposizione ai data center

Sette statunitensi su dieci si dicono contrari all’insediamento di nuovi centri di produzione digitale basati sull’intelligenza artificiale nel loro territorio. È una questione di classe e di gestione dei beni comuni

Schiavi del risultato

Rosen Bozhinov, difensore ventunenne del Pisa, domenica scorsa è stramazzato per il caldo. Ma lo spettacolo è dovuto continuare. Come la produzione e il lavoro nel clima torrido

La ghigliottina

i podcast

Radici Ribelli

I podcast delle conferenze svoltesi a Firenze il 20, 22 e 23 aprile: uno spazio di confronto sulle pratiche di resistenza e sulle alternative possibili di fronte alle nuove destre

da non perdere sull’ultimo numero della rivista

I cappelletti di Lenin

La storia del movimento operaio è anche storia di cibo. Anzi, storia di cantine e trattorie: è qui che lavoratori e lavoratrici si confortano con un piatto caldo e un bicchiere, organizzano lotte (persino congressi) e si aiutano a vicenda

Lotta di classe al ristorante

Anche Firenze è vittima della turistificazione mangereccia: dentro la nuova fabbrica del cibo sparsa nella città dei Medici si sperimentano forme di sciopero per i diritti della forza gastro-operaia multinazionale

La mucca pazza di Marx

Nel Capitale si parla di cibo in relazione alle condizioni di vita, ai bisogni, alla produzione e alla riproduzione. Per dire che dietro a prodotti di pessima qualità o nocivi si celano lavoro mal pagato, ritmi forsennati e orari lunghissimi

Mangiare è un atto rivoluzionario

Il cibo come spazio collettivo e plurale contro le strette identitarie e gli edonismi. Perché mangiare è un modo di condividere, contaminarsi, spartire piacere e culture. Dialogo con Vito Teti, antropologo, sulle cucine italiane

da non perdere sull’ultimo numero della rivista