Jacobin Italia

La ricchezza secondo i ricchi

10 Giugno 2021

Flavio Briatore è il testimonial del padronato all’italiana: ostenta opulenza, fa sfoggio di lusso pacchiano. Ha scritto un libro-manifesto nel quale sostiene che i poveri hanno bisogno di quelli come lui

È il 31 ottobre del 2009. Al ristorante italiano Nello’s di New York si presenta il miliardario russo Roman Abramovič in compagnia di sei amici. Ordina spaghetti mare e monti, cotoletta alla milanese, parmigiano, prosciutto e mozzarella, minestrone, tre tagliolini con tartufo, cinque bottiglie di vino francese, due Magnum di champagne. Il totale del conto è di 47.221,90 dollari. A quel punto Abramovič decide di lasciare 5.000 dollari di mancia per i poveri camerieri. 

Flavio Briatore, nel suo affascinante libro Sulla ricchezza (Sperling&Kupfer 2017), il più schietto trattato su come i ricchi vedono sé stessi e il mondo che li circonda, racconta questo episodio con un po’ di emozione e tanto orgoglio. L’emozione di chi si riconosce in una persona che quando esce la sera può spendere i milaeuro; e l’orgoglio di chi sa che godendosi la propria vita fa il bene dell’intera società, anche di quei poveri camerieri. Non nasconde però l’indignazione per l’ingiustizia che subisce dai suoi connazionali: «Il paese-Italia – scrive – non ama le persone di quel tipo, non vuole strade infestate da gente che per un giro di shopping in centro mette in conto pure un migliaio di euro di multe tra parcheggi e telecamere». Che fine farebbe in effetti il nostro paese se non ci fossero i ricchi a finanziare le casse dei comuni pagando multe per arrivare con i Suv fin sotto al Duomo di Firenze e ammirare la cupola del Brunelleschi al riparo di finestrini oscurati?

Ognuno ha ciò che merita

In modo spregiativo verso la cultura popolare del nostro paese, il giornalista Indro Montanelli diceva che «quando un italiano vede passare una macchina di lusso, il suo primo stimolo non è averne una anche lui, ma tagliarle le gomme». L’intento di Montanelli era ovviamente ridurre le differenze sociali a questione di invidia: se i poveri la smettessero di invidiare i ricchi e si dessero da fare, magari l’avrebbero anche loro, prima o poi, una macchina di lusso. Quella frase però contiene anche una paura: di fronte a ingiustizie sociali evidenti esiste un’istintiva rabbia di classe che rischia di esplodere da un momento all’altro. Occorrono allora quelle che i Wu Ming chiamano narrazioni diversive, che permettono di spostare l’attenzione su cause e responsabilità fittizie per distogliere lo sguardo dalle contraddizioni del capitalismo proponendo false soluzioni e/o capri espiatori.  

Nelle democrazie a capitalismo avanzato, si sa, si è ricchi o poveri non per destino né per diritto: ognuno e ognuna occupa esattamente il posto sociale che si merita. È il famoso «sogno americano»: chiunque se «lavora sodo» può farcela. Certo negli ultimi quarant’anni la mobilità sociale si è ridotta moltissimo rispetto ai quarant’anni precedenti, ma è un incidente di percorso da affrontare rendendo ancor più meritocratica la nostra società. Michael Young, inventore della parola «meritocrazia» nel libro del 1958 The Rise of the Meritocracy, la usava in realtà per mettere in guardia proprio dal potere del merito che finisce per subordinare a presunte qualità individuali l’uguaglianza sostanziale dei cittadini, che dovrebbe essere invece garantita a tutti e tutte. Ma sbagliava. «Io sono uno che si fa da sempre un gran mazzo, come la maggior parte dei ricchi – scrive Briatore – La ricchezza è figlia dell’intelligenza e del lavoro, non della dea bendata. La ricchezza è mentalità, abilità, sangue freddo, coraggio. Togliete a un ricco la sua fortuna, dategli un anno e sarà più ricco di prima». Provare a togliere a ogni ricco la sua fortuna sarebbe in effetti una proposta interessante, da applicare subito per risolvere un po’ di problemi, ma Briatore è convinto che non porterebbe allo stesso risultato del famoso film degli anni Ottanta che rivediamo ogni anno a Natale – Una poltrona per due. In un mondo in cui il lavoro diventa sempre più creativo è soprattutto chi ha talento – innato o acquisito che sia – a essere premiato. Per questo se a volte vi rendete conto che «lavorare sodo» non è sufficiente non potete prendervela con nessuno, abbiate pazienza. 

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