Jacobin Italia

Mio padre lavorava per la Cia

10 Giugno 2021

Il racconto in prima persona di un adolescente cresciuto negli anni Settanta, in piena Guerra fredda, con un padre funzionario dei servizi segreti Usa. Clima libertino, armi e frequentazioni internazionali all’ordine del giorno

Sono nato a Ginevra, in Svizzera, nel 1960. Mio padre era il capo della Cia di stanza lì. Sono cresciuto negli anni Settanta, nel crepuscolo della Guerra fredda, a Washington, Dc, in una famiglia piena di segreti.

I miei genitori erano persone socievoli, Wasp [acronimo di White Anglo-Saxon Protestant, bianco di origine anglosassone e protestante, con cui vengono indicati i discendenti dei primi immigrati considerati i rappresentanti della cultura egemone e del potere realen Usa, Ndt] perfettamente integrati nell’élite del dopoguerra. La mia vita era fatta di feste in casa, soggiorni in Medio Oriente, Southern rock e droghe. Ero immerso in un’atmosfera esotica, vicina ai centri del potere e della corruzione, intrisa di sensi di colpa.

Prima dell’incarico in Svizzera, mio padre era stato assegnato in Germania e avrebbe continuato a lavorare sia alla Casa Bianca che oltreoceano in Medio Oriente. Era stato reclutato dall’Agenzia dopo la Seconda guerra mondiale. Aveva fatto parte dei Servizi segreti della Marina e aveva prestato servizio su due portaerei, una chiamata «the Wasp» e la seconda, profeticamente, «the Langley» [Langley è la sede del quartier generale della Cia negli Stati uniti, Ndt]. Era un uomo di «un certo tipo» – nato sulla costa est, educato in scuole private e con una genealogia che risaliva all’Esercito Continentale – e apparteneva a una generazione che era stata il cuore dell’Agenzia subito prima dell’apice in termini di influenza e potere. La maggior parte dei colleghi di mio padre erano intelligenti, gentili e simpatici. Sembravano eccentrici intellettuali. Il suo socio, James Jesus Angleton, il capo del controspionaggio della Cia, una volta si alzò in piedi nella nostra sala da pranzo e, annoiato dall’aneddoto dello scrittore Robert St. John, recitò pezzi tratti da The Waste Land di T. S. Eliot per venti minuti. Di Angleton si diceva che fosse coinvolto nell’omicidio Kennedy. Decenni dopo, fu interpretato sul grande schermo da Matt Damon.

Mio padre non era quello che normalmente ci si aspetterebbe da una spia. Non era un tipo losco, e nemmeno particolarmente serio. Era simpatico, stravagante e non convenzionale. Amava il teatro e le persone pittoresche – più erano straniere ed esotiche, tanto meglio. Era consigliere della Casa Bianca per gli incontri che riguardavano l’Iran, il Vietnam e molti altri piani, interventi e azioni di guerra progettate da combattenti della Guerra fredda come Dean Rusk e Walt Whitman Rostow. Ho un biglietto in cui John Foster Dulles identifica mio padre come una «promessa» e «una giovane mente brillante da tenere d’occhio».

Licenza di mentire

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