Jacobin Italia

Consapevoli, impegnati e preoccupati

15 Settembre 2026

Il Forum Disuguaglianze e Diversità ha condotto un’inchiesta partecipata con tremila ragazzi tra i 17 e i 19 anni. Ne emerge un quadro generazionale al di fuori dei luoghi comuni

La retorica sulle nuove generazioni oscilla fra essere «la sola speranza» o «senza speranza», vittime del disorientamento adulto o sua fonte. Le ricette che ne discendono, sono puntualmente costruite senza passare da quello che le nuove generazioni pensano: misure fiscali per il «rientro dei cervelli», bonus e incentivi alle imprese di ogni tipo, medicalizzazione del disagio, sanzione della «devianza».

Fra l’ottobre 2023 e l’aprile 2026 il Forum Disuguaglianze e Diversità ha incontrato quasi tremila ragazze e ragazzi delle ultime classi in ventuno istituti superiori di ogni indirizzo e area del paese, lontano dai grandi centri, ponendo domande sulle loro preoccupazioni, consapevolezze e propensione ad attivarsi per cambiare le cose. Le risposte, proiettate subito in aula, diventavano materia di discussione. Manca la consapevolezza che star male e ingiustizie sociali e ambientali hanno natura sistemica e che la politica può affrontarle? Se la consapevolezza c’è, manca il desiderio di contribuire all’interesse comune? E se anche il desiderio c’è ma non prende forme collettive, cosa blocca quel passo? 

Le consapevolezze ci sono

La prima ipotesi, spesso evocata, cade subito. Alla domanda su cosa venga in mente istintivamente davanti alle parole disuguaglianza e ingiustizia, le risposte più frequenti sono state colore della pelle, genere e classe sociale. «Classe sociale» viene scelta molto più spesso di «reddito», in tutte le scuole, e la preferenza cresce scendendo verso Sud: al termine più usato nel discorso pubblico e più facilmente misurabile viene preferita una posizione sociale, ricondotta in aula alla condizione familiare, al territorio da cui si viene, al riconoscimento altrui.

La stessa nettezza si ritrova nelle preoccupazioni: in testa c’è la mancanza di lavoro, subito seguita dalla guerra e dallo scarso peso della propria voce. La convergenza con le preoccupazioni attribuite alla generazione dei genitori c’è solo nella paura per il contesto internazionale, mentre sul resto, dalla preoccupazione per il poco ascolto della voce dei e delle giovani fino al collasso climatico e alla distruzione della biodiversità, il divario generazionale rimane grande.

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