Jacobin Italia

15 Settembre 2026

Molti a sinistra hanno festeggiato la crescente popolarità del socialismo tra i giovani, ma la percezione della politica è più eterodossa di quanto sembri. La destra, a differenza dell’altra parte, lo ha capito

A luglio 2024, mentre decine di migliaia di volontari della campagna di Zohran Mamdani si sparpagliavano nei cinque distretti di New York per fare volantinaggio, fuori da uno dei negozi di alimentari più alla moda e costosi di Manhattan si era formata una lunga coda. Il fenomeno non passò inosservato sui social. Cosa attirava tutte quelle persone che sfidavano il caldo torrido? La risposta era un cremolato con aggiunta di polvere proteica creato da Hannah Neeleman, disponibile per un periodo limitato. Neeleman è l’influencer tradwife più popolare degli Stati uniti e non solo, conosciuta online come «Ballerina Farm». È finita sulla copertina di Evie, si è guadagnata la definizione di «conservatrice cosmopolita».

La coda di Manhattan era sorprendente per tanti motivi: giovani donne in una delle città più liberal degli Usa facevano la fila per acquistare prodotti di una figura-marchio che basa tutto sui ruoli di genere tradizionali e la vita domestica rurale. Sarebbe facile raccontare la coesistenza di questi due mondi con la solita narrazione del divario degli opposti estremismi culturali e politici: da un lato, migliaia di giovani attivisti che sacrificano le loro serate e i loro fine settimana per costruire, porta a porta, un movimento per il socialismo democratico nella Grande mela; e dall’altro giovani donne in fila per un frullato da 10 dollari, promossa da un’influencer di destra.

L’eteredossia politica della GenZ

In realtà, la sovrapposizione tra i due gruppi è più ampia di quanto si crede, e questo la dice lunga sulla politica eterodossa della cosiddetta Generazione Z. Politica e cultura si sovrappongono l’una all’altra in modi che non trovano eguali nelle affiliazioni partitiche tradizionali. L’estetica a volte assume lo stesso peso del posizionamento politico e una fascinazione ironica nei confronti di figure percepite come agli antipodi può evolvere in un affetto genuino. Del resto, la generazione che ha votato in massa per Mamdani è la stessa che spinge la viralità delle tradwives, come le influencer del benessere anti-vaccini o i creatori di contenuti arruolati nel Make America Healthy Again (Maha) di Robert F. Kenendy Jr. Oggi, un membro dei Democratic socialists of America (Dsa) può liberamente condividere sui social le elaborate ricette dell’influencer mormona Nara Smith senza percepire alcuna contraddizione. Oppure, una giovane donna laureata può seguire la routine di integratori per l’endometriosi dell’influencer Maha di turno, continuando però a fare la sua donazione mensile alla rete di cliniche per la salute riproduttiva Planned parenthood. Per comprendere appieno questo panorama è necessario abbandonare il presupposto secondo cui l’identità politica debba essere internamente coerente, e che il consumo culturale sia un indicatore affidabile delle tendenze di voto. E bisogna anche prendere sul serio le realtà concrete e le rivendicazioni della Generazione Z. 

I Dsa sono giustamente incoraggiati dal fatto che una fetta maggioritaria di giovani statunitensi abbia ora un’opinione favorevole del socialismo, e in particolare il 62% dei giovani tra i 18 e i 29 anni. La frustrazione per la precarietà economica, l’indebitamento, le guerre senza fine e le istituzioni che non garantiscono tutele sono una spinta reale e la vittoria di Mamdani, resa possibile dai voti dei giovani, conferma che questo malcontento può essere incanalato in potere politico della sinistra.

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