Jacobin Italia

Generazione Gaza

15 Settembre 2026

Cosa è stata la mobilitazione dei e delle giovani per la Palestina? Da un’analisi comparata con i cicli precedenti emerge la capacità di queste lotte di costruire spazi di aggregazione nuovi, oltre a rivitalizzare spazi già esistenti

«I miei ragazzi scout che ho incontrato alle manifestazioni – dice una volontaria Agesci di Genova –, che magari manifestavano per la prima volta, erano stupefatti da questo senso di comunità, di unione, di solidarietà che respiravano. Uno spirito comunitario che non è più più tipico del nostro vivere sociale e che invece in quei giorni si è riscoperto». La partecipazione degli scout nei giorni di intensa mobilitazione che hanno accompagnato la partenza di cinque barche della Global Sumud Flotilla da Genova nell’estate e autunno del 2025 è solo un esempio delle diverse forme di attivismo della Generazione Z. 

A Genova come in altre città italiane, giovani e giovanissimi hanno non solo partecipato massicciamente alle proteste contro il genocidio a Gaza durante quei giorni, ma le hanno anche, in un certo senso, guidate: bloccando stazioni e porti con i loro corpi, ma anche con un particolare stile di protesta, entusiasta e coinvolgente. A mobilitarsi in quei giorni sono stati gli studenti delle scuole medie e delle università, già attivatisi in acampadas contro lo scolasticidio a  Gaza e in campagne di boicottaggio di istituzioni israeliane denunciate come complici di crimini contro l’umanità. Ma a mobilitarsi sono stati anche i giovani lavoratori, spesso migranti e iper-sfruttati, che da qualche anno costituiscono una base combattiva di lotta nei sindacati di base, intrecciando rivendicazioni di classe e antirazziste, celebrando la resistenza antifascista e la battaglia per una Palestina libera. Dalla Usb ai Sudd Cobas, sin dall’ottobre del 2023 una crescente componente di lavoratori, razzializzata e migrante, sindacalizzata e socializzata nel sindacalismo di base è stata determinante, per coraggio e impegno, nelle proteste contro guerra e genocidio. Mentre i Giovani palestinesi hanno reso visibile e centrale la componente diasporica di un movimento giovanile le cui radici risalgono alle proteste Black Lives Matter dell’estate del 2020, quando entrò in scena nelle piazze italiane la rivendicazione della necessità di considerare colonialismo e imperialismo non come elementi di memoria collettiva, ma come fenomeni i cui effetti sono ancora attuali. In questo contesto, Gaza ha prodotto uno shock morale, e la Flotilla ha fornito un’occasione di identificazione: per questo parliamo di «Generazione Gaza». Se il dibattito mainstream ci ha raccontato a lungo di giovani impauriti e/o disincantati, la Generazione Gaza si è invece presentata come pragmatica, ribelle e gioiosa.  

Come spiegare la Generazione Gaza? Per farlo è bene partire da ciò che sappiamo su giovani e azione collettiva, per poi arrivare ai tratti specifici di questa generazione.

La partecipazione politica della Generazione Z

Il fatto che un movimento sia fortemente caratterizzato in senso giovanile, per la verità, non dovrebbe sorprendere. La ricerca sulla partecipazione politica ci mostra che il ruolo dei giovani nelle cosiddette «forme di azione non convenzionale» (quelle che caratterizzano i movimenti, al di fuori del sistema della rappresentanza) è fondamentale sia in termini quantitativi sia qualitativi. Perché i giovani tendono a protestare più di altre fasce di età? Gli studi sulle ondate di protesta che hanno caratterizzato le generazioni passate hanno segnalato l’importanza della cosiddetta «disponibilità biografica», cioè la disponibilità di tempo e le limitate responsabilità lavorative e familiari che caratterizzano comunemente i giovani, e in particolare gli studenti. Ciò si intreccia con una maggiore sensibilità emotiva verso temi etici, facendo dei giovani una componente centrale delle forme di protesta più diversa,

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