Jacobin Italia

Il sesso al tempo dello smartphone

15 Settembre 2026

La Generazione Z è la prima ad aver attraversato l’adolescenza con le reti digitali come infrastruttura di intimità. Nel vuoto di politiche pubbliche, quella che potrebbe essere un’opportunità rappresenta un rischio

Il più delle volte, quando si parla di sesso e GenZ, si incontrano discorsi che dipingono una generazione «senza sesso» che troppo spesso si limita a scambi e interazioni mediate invece che perdersi nei veri piaceri della vita. 

A fare da sfondo, sovente, computer e smartphone, colpevoli di distrarre, di creare zone «sicure» da contatti (troppo) umani, di vendere emozioni e piaceri a basso prezzo e capaci di esaudire i desideri in pochi secondi di orgasmica dopamina.

In realtà la tecnologia qualcosa c’entra, ma non nel modo che spesso ci viene raccontato. La Generazione Z è effettivamente la prima ad aver attraversato l’adolescenza con lo smartphone come infrastruttura di intimità (cioè un dispositivo sociotecnico che rende possibili e organizza quotidianamente relazioni, affetti e sessualità) e ad aver incontrato chatbot capaci di simulare ascolto e vicinanza. Partiamo dal presupposto che con sesso non intendo semplicemente l’interazione sessuale, ma tutto ciò che ruota attorno all’universo del piacere, del corpo, delle relazioni. Come le scienze sociali ci insegnano da un po’ di tempo, il sesso non è soltanto sesso. Alla dimensione biologica si accompagnano una serie di significati sociali. Ogni società insegna chi dovrebbe prendere l’iniziativa, quali corpi meritino desiderio, quanto ci si possa mostrare interessata senza essere svalutata, che cosa un ragazzo o una ragazza debbano saper fare per non apparire inesperti, quali relazioni siano normali e quali eccezioni. 

La Generazione Z ha imparato tutto questo attraverso l’intreccio tra i rapporti quotidiani con famiglia, scuola e gruppo dei pari, rappresentazioni mediali (inclusa la pornografia), contenuti veicolati dai social e l’interazione con agenti che permettono relazioni sintetiche.

L’educazione sessuale dei Content Creator 

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