Jacobin Italia

L’inflazione uccide il governo

12 Marzo 2025

Alla fine del 2021, l’economista Isabella Weber pose sul Guardian un tema scandaloso: la necessità di controllare i prezzi per frenare l’inflazione. Ora che l’aumento del costo della vita ha fatto vincere Trump l’abbiamo intervistata

In un’ora di conversazione, Isabella Weber ha provato a resistere alla tentazione di dire «Io l’avevo detto». Eppure ne avrebbe avuto tutto il diritto. Alla fine del 2021, l’economista dell’Università del Massachusetts Amherst suscitò uno scandalo dentro e fuori l’accademia per via di un breve editoriale uscito sul Guardian col titolo: «I controlli strategici dei prezzi possono aiutare a combattere l’inflazione?». L’inflazione in quel momento stava raggiungendo i livelli più alti degli ultimi quarant’anni e Weber era convinta che quella fosse una domanda ragionevole da porre. Invece si ritrovò contro l’intero spettro politico: La National Review definì «perverse» le sue idee, Paul Krugman sul New York Times con un pizzico in più di generosità scrisse che era «davvero stupida».

Quattro anni dopo, nessuno si è scusato, nonostante sulla stampa mainstream, nel dibattito politico e perfino nell’opinione pubblica generale trabocchino ormai i commenti a favore dei price cap. Pochi giorni dopo le elezioni del 5 novembre, mi sono seduto con Weber per discutere delle cause dell’inflazione globale, di come è stata gestita dall’amministrazione Biden e come avrebbe potuto essere gestita meglio.

Ci può spiegare le cause dell’inflazione durante l’amministrazione Biden?

L’ho definita «inflazione dei venditori», perché oggi le decisioni di determinazione dei prezzi delle imprese sono fondamentali per capire come gli aumenti dei prezzi in settori specifici si siano tradotti in un’inflazione generalizzata. Di fatto assistiamo ad aumenti dei prezzi in settori upstream sistemicamente importanti come quello energetico, dei trasporti marittimi e delle materie prime. Il settore energetico e quello delle materie prime sono mercati delle commodity per eccellenza, i prezzi sono estremamente volatili e salgono e scendono in base alla domanda e all’offerta. Nel resto dell’economia abbiamo invece settori dominati quasi del tutto da grandi corporation che stabiliscono attivamente i prezzi. Per quanto potenti, le grandi aziende non aumentano i prezzi se non sono sicure che i loro concorrenti faranno lo stesso: gli aumenti dei prezzi sono coordinati attraverso intese surrettizie e collusione. Una nuova ricerca che ho condotto sugli utili delle imprese, però, ha dimostrato che anche uno shock dei costi può orientare gli aumenti dei prezzi, in modo più implicito.

Gli aumenti dei prezzi alla base della catena del valore, soprattutto nel settore energetico ma anche in altre aree, per il resto delle imprese sul mercato si sono tradotti in uno shock dei costi. Quando sai che tutti i costi sono schizzati verso l’alto, sia per te che per i concorrenti, allora non c’è più bisogno di parlarsi sottobanco per sapere che è arrivato il momento di aumentare i prezzi. Ora, in che modo aumentano i prezzi le aziende? Li aumentano di quello che serve per proteggere i margini di profitto. Quindi, se un’azienda protegge il suo margine in risposta a uno shock dei costi, questo significa un aumento degli utili. È come comprare una casa: l’agente immobiliare prende una commissione del 3% sia che sia una casa economica che una villa costosa, in un caso guadagna poco, nell’altro guadagna molto. Ecco, questo per dire che proteggere i margini di profitto fornisce di fatto alle aziende un aumento di redditività.

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