Il 6 agosto scorso è stata presentata alla camera dei deputati una proposta di legge contenente Disposizioni per la promozione della diversità e dell’inclusione nei libri scolastici nonché istituzione di un osservatorio nazionale. L’idea di prevedere una normativa a supporto dell’inclusione delle differenze nei libri di testo è nata in seno a Movimenta (organizzazione politica vicina a Emma Bonino, nata nel 2017) ed è stata appoggiata da un gruppo di deputate e deputati di diversa appartenenza (+Europa, Liberi e Uguali, Partito democratico e Movimento 5 stelle). La necessità di una nuova iniziativa in questo ambito è tutti i giorni sotto gli occhi, non sempre consapevoli, di insegnanti e studenti: molti libri di testo, per ragioni differenti in relazione all’ordine e grado di scuola, faticano a raccontare la complessità, tralasciando storie importanti o riproducendo stereotipi e imbarazzanti cliché nella rappresentazione delle differenze.
Eppure, già cinquant’anni fa, nell’ambito di una rivoluzione che i libri di scuola sembrano aver dimenticato, quella femminista, si indicavano le possibilità di rimuovere, anche attraverso la scuola, le cause culturali e sociali dei rapporti ineguali all’interno della società. Nonostante il lungo corso di questa riflessione, essa non è stata pienamente assunta all’interno del sistema scolastico. Così, tra gli altri problemi che ciò comporta, ciclicamente ci si ritrova a dover fare i conti con una produzione libraria che, sebbene ipertrofica, sceglie di ignorare la realtà che rappresenta e abdica al ruolo che le è assegnato: più che uno specchio del mondo i libri usati a scuola dovrebbero essere una bussola per orientarsi in esso e provare a immaginarlo in forme migliori.
Le cause di questa resistenza sono varie e, in questo ambito, non possono che essere sommariamente elencate, per dare spazio non solo alle persistenze che pesano come zavorre ma anche alle trasformazioni positive che fanno sperare nella realizzazione di un cambiamento: gli studi di genere – ma il discorso può estendersi anche ad altri campi, come quello degli studi post-coloniali – fanno ancora fatica a essere considerati un ambito non settoriale; sono forti le resistenze delle case editrici e del corpo docente, che – sommerso da molte incombenze che lasciano poco spazio alla formazione – dai libri adottati si aspetta generalmente delle conferme. A ciò si aggiungano i limiti strutturali del manuale, che per sua natura si conforma come trattazione sintetica con tendenza alla generalizzazione.
Nella scuola primaria inoltre, i libri di testo non sono generalmente redatti da specialiste e specialisti. Dunque, per questo segmento scolastico, ancor di più la storia sembra ripetersi. I contenuti di sussidiari e libri di lettura non appaiono molto diversi da quelli analizzati negli anni Settanta del secolo scorso da Elena Gianini Belotti e da Tilde Giani Gallino e negli anni Ottanta da Rossana Pace, per le quali era già molto evidente l’inaccettabilità del «presentare ai bambini e alle bambine un unico modello affermato come universale». Erano gli stessi anni in cui la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna (Cedaw), ratificata dall’Italia nel 1985, incoraggiava «l’educazione mista e altri tipi di educazione che tendano a realizzare tale obiettivo e, in particolare, rivedendo i testi e i programmi scolastici e adattando i metodi pedagogici in conformità».
Un salto di circa quindici anni ci porta alle soglie del secondo millennio in un contesto poco mutato dal punto di vista della cultura scolastica di genere, che ha determinato dunque la necessità di avviare un ampio progetto riguardante i libri di testo. Il progetto P.O.Li.Te. (Pari Opportunità nei Libri di Testo) è nato in Italia coinvolgendo quattro partner italiani e due europei (Spagna e Portogallo). È stato articolato in due edizioni, svoltesi tra il 1998 e il 2001. La prima edizione era articolata su più livelli: una ricerca rivolta al contesto europeo e centrata sulla ricezione degli stereotipi e sulle pari opportunità nei libri di testo, seminari e convegni sul tema e, elemento per cui è più noto, un codice di autoregolamentazione per gli editori. La seconda ha prodotto invece due vademecum (Saperi e libertà: maschile e femminile nei libri, nella scuola e nella vita a cura di E. Porzio Serravalle) contenenti indicazioni per la revisione dei sistemi disciplinari secondo una prospettiva di genere, con approccio critico nei confronti di una loro presunta neutralità. Un’accurata ricostruzione del progetto, a corollario di una ricerca sui libri di lettura per la scuola elementare, è stata condotta da Irene Biemmi negli anni a ridosso della sottoscrizione del codice di autoregolamentazione. La sua indagine ha purtroppo rilevato l’inadeguatezza quantitativa e qualitativa nei libri di testo rispetto alle pari opportunità, anche nell’offerta delle case editrici che hanno sottoscritto il codice. La situazione, sottoposta a una più recente analisi da Cristiano Corsini e Irene Scierri (2016), non ha prodotto risultati sorprendentemente diversi.
