L'8 settembre del 1943, giorno in cui l’Italia rende noto l’armistizio con gli alleati, è una data liminale, che segna una svolta politica ed esistenziale per molti italiani. Nelle memorie dei protagonisti e delle protagoniste della Resistenza i mesi successivi all’8 settembre sono spesso definiti come il «punto alto» delle loro vite e per le donne costituiscono l’inizio di una vera e propria rivoluzione: fuori dal controllo di padri, mariti, fratelli, sperimentano una libertà mai avuta prima.
Una stagione di libertà
Rappresenta bene quell’entusiasmo e la sensazione di avere vissuto un momento storico straordinario Lisa Giua, che Vittorio Foa in Il cavallo e la torre (Einaudi, 1991) così ritrae alla fine dell’estate del 1943: «[…] in bicicletta, con i capelli al vento, la testa alta e lo sguardo fiero». Quest’immagine ce la restituisce nella sua piena giovinezza, libera, spavalda, coraggiosa, e in qualche modo ne fa il simbolo di un’intera generazione di giovani donne. «Lei era libera come non lo era mai stata», commenta la figlia Anna Foa in La famiglia F. (Einaudi. 2020) ricostruendo la vita di sua madre in quegli anni. In molte delle memorie e delle interviste raccolte a partire dagli anni Sessanta (la prima fu condotta dalla regista Liliana Cavani per il documentario La donna nella Resistenza, trasmesso da Rai 2 nel 1965) le partigiane sottolineano spesso con forza l’aspetto simbolico di quella data che inaugura una stagione di libertà esaltante e irripetibile. Così, per esempio, ricorda Marisa Ombra (La bella politica, 2009): «L’8 settembre è stato uno di quei momenti che producono un profondo rivolgimento negli individui. In tutti, davanti a tutti c’era un grande vuoto. A noi pareva una possibilità straordinaria di ripartire da zero, di ripensare tutto liberamente […] Una sconfinata libertà stava davanti a noi […]».
Una scelta sofferta
I romanzi pubblicati nel primo dopoguerra ci offrono una prospettiva diversa sull’8 settembre, raccontandoci quel passaggio in modo più travagliato e sofferto: il tema della libertà è in secondo piano, emergono con maggior forza la ricostruzione delle atmosfere di quei giorni, la complessità dei contesti in cui le scelte maturano, la paura e la confusione. E in questo modo la letteratura anticipa una serie di riflessioni storiografiche.
