Jacobin Italia

La complicità tra fottutə

7 Dicembre 2021

Il capitalismo dà forma al proletariato esaltandone le differenze e non facendone un soggetto universale. Per questo il campo di battaglia su cosa sia la classe e come essa si percepisca è già una forma di lotta

Il 29 novembre 1781, il capitano Collingwood della nave britannica Zong ordinò al suo equipaggio di gettare in mare 132 africani sradicati dalle loro terre per essere venduti oltreoceano. Si dice che non fosse rimasta abbastanza acqua potabile a bordo della nave per resistere fino all’approdo, al punto che il capitano avrebbe deciso di liberarsi di un terzo del suo carico per evitare di razionare l’acqua esistente. La verità è che al momento della partenza dalla costa dell’Africa occidentale, il capitano aveva sovraccaricato la nave di schiavi, perché sapeva che più ne portava, più soldi avrebbe fatto con la loro vendita. E così quando alcuni sono stati male durante il viaggio, ha deciso di buttarli a mare perché uno schiavo malato non vale nulla.

Il massacro di Zong è rimasto inciso nella storia come uno degli episodi più cruenti dello schiavismo. Quando il caso arrivò in tribunale, i proprietari della Zong chiesero un risarcimento all’assicurazione. Il carico di schiavi era classificato come merce – goods and cattle – e il giudice acconsentì alla richiesta del capitano di essere risarcito dall’assicurazione per la perdita del carico in mare. Il caso fu percepito con orrore, dall’opinione pubblica, e pose per la prima volta la questione dello statuto legale degli schiavi: poteva veramente un essere umano essere classificato come bestiame? 

In quegli anni un movimento frammentato e puntiforme inizia a chiedere l’abolizione della schiavitù da entrambi i lati dell’Atlantico e l’abolizionismo assume una portata politica internazionale, come risposta ai circa tre milioni di africani deportati oltreoceano tra il 1700 e il 1810. La storia del movimento abolizionista è articolata e complessa, e vive un’oscillazione permanente tra collaborazione e antagonismo con il movimento sindacale bianco, che percepiva l’abolizionismo a tratti come rivale e a tratti come «l’una e la stessa cosa». In Black Reconstruction in America (1935) W.E.B. Du Bois scrive che per i lavoratori bianchi il colore della pelle costituiva una specie di «salario psicologico», che consegnava loro uno status sociale superiore a quello dei neri. Era per questo, secondo Du Bois, che il lavoratore bianco teneva stretto il proprio privilegio. Il razzista, scriverà Roediger in Wages of whiteness, deve creare una pornografia della sua vita precedente e vedere una tremenda differenza tra sé e coloro a cui assomiglia per non finire preda dei propri incubi di inferiorità.

In questo senso, il concetto di classe è sempre stato complicato.

È facile pensare la classe «in sé», pe dirla con Marx, e disegnarne i confini a partire dal reddito o dal modo in cui ciascuna classe si colloca rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione. Ma è complicato comprendere come si costituisce la classe «per sé», quella composizione di classe che riesce a creare una convergenza di obiettivi e strategie a partire da assi di oppressione e sfruttamento differenti.

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