Jacobin Italia

La cultura del «ma anche»

18 Marzo 2024

La rimozione dei conflitti è la cifra più accesa di quasi tutte le opere letterarie di Walter Veltroni, uno dei protagonisti della Seconda Repubblica che rappresenta un fenomeno utile a comprenderne la storia

Ho cominciato a interessarmi al Walter Veltroni intellettuale e artista un giorno che ero in redazione a minimum fax, e qualcuno buttò lì la proposta di chiedere a lui – allora sindaco di Roma – una prefazione per un libro che stavamo mandando in stampa: una raccolta di discorsi dei Nobel per la pace. Io scalpitai. Ma mi resi subito conto che c’era qualcosa di più sotto quest’irritazione a pelle. E che sarebbe stato giusto approfondire le ragioni di  quest’idiosincrasia nei confronti del Veltroni uomo di cultura, altrimenti sarei sembrato un qualunquista della peggior specie o uno snob.

L’omniprefatore

La cosa non fu così difficile. Un paio di giorni dopo mandai alle varie persone che lavoravano in casa editrice una mail che aveva come oggetto Piccolo quiz editoriale.

Nella mail c’era un elenco di quasi un centinaio di titoli di libri. Da E li chiamano disabili di Candido Cannavò a Oltre il giardino di Jerzy Kosinski a Mo’ je faccio er cucchiaio di Francesco Totti a Donne dell’altro mondo. Dodici donne celebri si raccontano al soprannaturale di Stefano Mastrosimone, ecc. Nella mail chiedevo: cos’hanno in comune tutti questi libri? La risposta era abbastanza impressionante. Legati apparentemente da nulla (gialli, raccolte di aforismi, biografie, libri di storia locale, qualunque branca dello scibile umano), avevano però un distintivo condiviso. Portavano in dote tutti la prefazione di Walter Veltroni. E l’elenco non era nemmeno completo.

Il libro dei Nobel, che si intitola Costruire la pace, alla fine riuscì a non avere nessuna prefazione: i nomi di Mandela e Luther King si presentavano giustamente da sé. Mentre il mio giochino fu ripreso da vari siti, dal Riformista e dal Corriere della Sera, e da Enrico Mentana a Matrix che pose proprio a Veltroni in studio una domandina velenosa sulla sua prolificità prefativa.

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