L'islamismo è una forza significativa oggi in Iraq. Non era così prima dell’invasione e dell’occupazione statunitense. Come spiegare le radici del fondamentalismo, in Iraq e più in generale nel Vicino oriente?
Se guardiamo oggi alle forze politiche in Medio oriente è facile convincersi che l’Islam politico sia sempre stato dominante nella regione, ma non è assolutamente così. In Iraq negli anni Quaranta e Cinquanta il Partito comunista era uno degli attori più potenti sulla scena politica. Al suo apice è stato un partito trasversale con decine di migliaia di iscritti, poi è stato schiacciato dalla nascita del Partito Ba’ath di Saddam Hussein, forse con l’aiuto del Cia.
Oltre al fare piazza pulita dei movimenti progressisti, il partito Ba’ath con il suo governo oppressivo ha danneggiato la legittimità e la credibilità della politica laica: il fatto che l’unica forza politica laica rimasta fosse così crudele e corrotta ha messo in cattiva luce il laicismo agli occhi della popolazione. Così, eliminati i due principali rappresentanti del dissenso di massa – il comunismo e il nazionalismo arabo – una minuscola minoranza di individui politicizzati si è rivolta a varie interpretazioni dell’Islam politico. Questo processo ha avuto luogo in tutto il Medio oriente a partire dagli anni Settanta, sebbene sia stato attenuato tra i sunniti in Iraq a causa della repressione di Stato. Successivamente, negli anni Ottanta e Novanta, sono cominciate a emergere piccole reti informali che sposavano forme di salafismo politico. Questi gruppi si basavano sulla predicazione religiosa e la propaganda e lo Stato li tollerava purché non criticassero il regime di Saddam.
Il secondo fattore che ha portato all’ascesa dell’islamismo è stata la guerra Iran-Iraq, che ha ucciso centinaia di migliaia di iracheni e ha stimolato l’espansione di motivi e simboli religiosi nella sfera pubblica. Per fare un esempio, a Mosul negli anni Settanta non era facile incontrare una donna che indossasse il velo; negli anni Novanta era diventato raro vederne una senza hijab in pubblico. In parte, Saddam ha promosso questa tendenza religiosa per rafforzare il sostegno alla sua guerra contro l’Iran. Voleva dimostrare che l’Iraq fosse più islamico della teocrazia islamista dell’Iran.
Il terzo fattore è stato la «Campagna della Fede», lanciata da Saddam negli anni Novanta per rafforzare la sua legittimità in una fase di forte ribellione da parte delle minoranze sciita e curda, e che ha introdotto il linguaggio e le immagini islamiche nel discorso pubblico. È stato Saddam a far aggiungere alla bandiera nazionale irachena lo slogan «Dio è grande» e a introdurre l’istruzione religiosa per i funzionari pubblici. È stato sempre lui a costruire moschee in tutto il paese, a stampare milioni di copie del Corano e a imporre persino alcuni aspetti della Sharia nella società. In quel periodo a Baghdad il regime fece giustiziare centinaia di sex worker che fino a quel momento erano tollerate.

