Jacobin Italia

La nuova pubblica amministrazione

11 Marzo 2021

Un dialogo che avverrà tra trent’anni, in un futuro immaginario: i servizi al centro, la nuova centralità del pubblico e del welfare, non grandi disegni di riforma ma competenze diffuse. Potrebbe accadere veramente

Milano 2050. Il nuovo rettore dell’Università Bocconi, il primo studioso di management pubblico, ha appena tenuto la lezione magistrale di avvio dell’anno accademico: «Trent’anni dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: una pubblica amministrazione rinnovata e una società più giusta». Raffaella e Gianmario, come spesso gli accade ormai da decenni, accantonano la loro riunione per immergersi in ricordi del mondo com’era e impressioni sul mondo com’è.

GC:  È passato tanto tempo, ormai, da quel terribile 2020. Chi avrebbe immaginato che la svolta sarebbe arrivata a partire dalla rigenerazione della Pubblica amministrazione.

RS: Sorprendente, in effetti. Se ti ricordi il senso di smarrimento, la scarsa fiducia nella possibilità di vedere, un’inversione di rotta, la situazione attuale ha davvero dell’incredibile.


GC:
Il più importante cambiamento degli ultimi trent’anni è stato rendere la pubblica amministrazione attrattiva. Ricordo ancora il sondaggio che facemmo nel 2013 a dei neo-laureati in management pubblico: soltanto il 5% dei ragazzi rispose di voler lavorare nei Ministeri centrali o negli enti locali, nonostante oltre la metà di essi sognasse di far parte di istituzioni internazionali o di Organizzazioni non governative. Insomma, lo stato non era il luogo di chi voleva cambiare il mondo. E lo stesso valeva per la politica. 

RS:  Le cose sono iniziate a cambiare da quando è stato riscoperto un senso di missione nell’amministrazione pubblica. Ricordo quando, durante la pandemia Covid-19, Bill Gates paragonò infermieri e medici ai supereroi della Marvel. Persino lui aveva scoperto quanto dicevamo da tempo e cioè che nei momenti di emergenza chi tutela le persone dal crollo delle loro sicurezze sono proprio le istituzioni pubbliche. Quell’esperienza ci ha permesso di riscoprire il potere di nuove narrazioni collettive che ci hanno aiutati a ripartire dal senso stesso della missione pubblica. Mettemmo in campo risposte straordinarie: la tutela della salute globale, a partire da una campagna vaccinale senza precedenti, la protezione sociale di tutti i lavoratori e le lavoratrici, il rinnovamento dei modelli di business delle imprese e la difesa del diritto all’istruzione, tragicamente messo in secondo piano all’inizio della pandemia. Quelle quattro missioni ci permisero di superare gli steccati tra livelli di governo differenti e politiche pubbliche tradizionalmente concepite a canne d’organo. Soprattutto, ci permisero di riallacciare legami di fiducia tra le istituzioni pubbliche e una società sempre più fragile, fatta di solitudini, isolamento e paura del presente e del futuro. Se ci fai caso è da quel momento che si è smesso di parlare di pubblica amministrazione in maniera astratta e si è cominciato a parlare di singoli servizi e istituzioni.

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