Sembra ancora incredibile pensare che Zohran Mamdani sia oggi sindaco di New York. Solo in un mondo parallelo un membro dichiarato dei Democratic Socialist of America (Dsa), abbonato a Jacobin, dato dai sondaggi all’1% poteva vincere le elezioni nella città più grande degli Stati uniti. Invece è vero. Per molti, nella sinistra newyorkese, questa storia è stata il culmine della vita politica finora, una rivincita dell’organizzazione dal basso, il frutto di un lavoro paziente e faticoso. Dopo aver festeggiato, però, ora comincia la preoccupazione, la sensazione che abbiamo vinto i 100 metri, ma adesso bisogna correre la maratona. Se vogliamo che il risultato di novembre 2025 segni l’inizio di una trasformazione duratura non solo di New York, ma della politica nazionale, bisogna cominciare a riconoscere una scomoda verità: nonostante l’impressionante vittoria elettorale, le radici del movimento socialista negli Stati uniti sono ancora poco profonde.
Non era così un secolo fa, quando il socialismo americano conobbe la sua più grande svolta elettorale. L’elezione nel 1910 del sindaco socialista Emil Seidel a Milwaukee, nel Wisconsin, diede inizio a quasi cinquant’anni di governo socialista nella città, e fu il coronamento di cinquant’anni di militanza della classe lavoratrice e dell’espansione del consenso per il socialismo. Mamdani, al contrario, ha vinto a New York in un contesto di organizzazione sindacale e della sinistra molto minore. Consideriamo i numeri grezzi: mentre a Milwaukee i socialisti di inizio XX secolo contavano circa un membro ogni cento residenti, a New York la sezione dei Dsa ne ha uno ogni 670.
Ma la questione organizzativa non è neanche la maggiore differenza tra le due esperienze. All’inizio del XX secolo, i socialisti di Milwaukee guidavano quasi tutti i principali sindacati della città ed erano integrati nella vita dei quartieri operai. Fu questo potere sul campo che gli permise di tenere così a lungo e riuscire a far passare leggi per migliorare le infrastrutture o la protezione sociale di lavoratori e lavoratrici. All’opposto, i militanti dei Democratic Socialist of America di New York oggi non possono vantare alcuna leadership sindacale, e sono molto più diffusi nei college e nelle università che nel mondo del lavoro: Zohran, di fatto, ha vinto grazie alla working class newyorkese a prescindere dai Dsa.
Come siamo arrivati al paradosso di avere una forza elettorale senza una solida base sociale? E che impatto avrà questa situazione sul governo di Mamdani, e sulla possibilità di ricostruire un movimento socialista degno di questo nome?

