Con il passare degli anni Novanta – scrive John Foot introducendo Calcio: A History of Italian Football – realizzai che il calcio in Italia non era solo un enorme fenomeno sportivo, ma qualcosa che rifletteva, ed influenzava, gli andamenti politici, culturali e sociali. E che è quasi impossibile comprendere l’Italia senza comprendere il calcio, e viceversa». In effetti si può raccontare il declino dell’economia italiana durante la Seconda Repubblica attraverso lo specchio, deformante e spettacolare, della Serie A.
Non sono molti i racconti disponibili sulla «Seconda Repubblica pallonara»: la crescente storiografia sullo sport si concentra su periodi precedenti (soprattutto il fascismo), e solo di recente sta mettendo a fuoco gli aspetti economici. Ad esempio, Luciano Segreto ha ricostruito l’impatto delle sponsorizzazioni (permesse dal 1981) sulla Serie B, andando a vedere come si sono riflesse sulla «crisi della grande impresa e la progressiva comparsa di distretti industriali e di realtà aziendali di piccole e medie dimensioni». Sono gli stessi tifosi, del resto, a doversi interessare agli aspetti economico-finanziari del calcio: un articolo a parte richiederebbe il fenomeno delle «plusvalenze», passate tra 1998 e 2002 da 200 a 798 milioni di euro, e tuttora fonte periodica di scandali giudiziari. Proprio di plusvalenze si occupa spesso Marco Bellinazzo, autore del blog Calcio&business sul Sole24Ore e di La fine del calcio italiano (Feltrinelli, 2018).
Vivere di rendita
Partiamo dalle date: nel 1994 «scende in campo» la Triade juventina Moggi-Giraudo-Bettega, dominus della Serie A fino all’inchiesta di Calciopoli (2006). Dopo anni di magra, la famiglia Agnelli – che soffre la crescente competizione internazionale: agli azionisti Fiat, nel 1990, Giovanni aveva commentato con un lacononico «La festa è finita» il -15% delle vendite – ricorrono a un manager come Luciano Moggi, già coinvolto in vicende poco edificanti, per recuperare terreno sul Milan di Silvio Berlusconi. Milan che l’11 maggio 1994, poche ore dopo il giuramento del Governo Berlusconi I, vinceva la Coppa dei Campioni con uno storico 4-0 al Barcellona. Nonostante la crisi economica del 1992, permaneva nel nostro paese l’ottimismo per la «terza Italia», come raccontato in questo numero da Gilda Zazzara, e il nostro calcio campava ancora di rendita: nello stesso anno, l’Inter vinceva la Coppa Uefa (assegnata in finali tutte italiane nel 1990, 1991, 1995 e 1998), e il Parma arrivava, pur perdendo, in finale di Coppa delle Coppe.
