«In questa intervista parlerò molto di visione, di visionarietà. Un visionario come lei è un esempio, una persona che dà speranza non solo per il successo ottenuto ma per quello che fa vedere» con queste parole lo zerbino di casa Rai Fabio Fazio introduceva lo scorso febbraio l’intervista con Bill Gates, in occasione della promozione del libro di quest’ultimo sul cambiamento climatico.
Ѐ lo stesso Bill Gates nel corso dell’intervista a sottolineare chi siano i nemici di questa visionarietà: «La pandemia è come il clima, i nostri governi non ci hanno preparati, non hanno guardato avanti. Non hanno fatto le cose che avrebbero fatto sì che la pandemia potesse essere un evento di importanza secondaria...».
Il suo approccio però non ha nulla a che vedere con la partecipazione e l’ascolto dei soggetti vittime di malattie e povertà ma esattamente il contrario: solo chi possiede visione, tecnica e denaro può affrontare i grandi problemi del mondo «insegnando nuove buone idee agli altri» (ancora Gates da Fazio), compresi governi e istituzioni pubbliche nazionali e internazionali.
La storia della Fondazione Bill e Melinda Gates (e di altre analoghe, come quelle facenti riferimento a Ted Turner, Bill Clinton e così via) è raccontata in maniera approfondita e puntuale da Nicoletta Dentico nel libro Ricchi e buoni? Le trame oscure del filantrocapitalismo (edizioni Emi 2020). In questa analisi, ricca di dati sulla realtà delle Fondazioni benefiche dei grandi capitalisti, mette in luce in particolare tre aspetti specifici del filantrocapitalismo.
In primo luogo la scomparsa dall’orizzonte del possibile della giustizia sociale, sostituita dal primato della tecnica e della logica aziendale, supportate dalla grande potenza di investimento economico.

