Jacobin Italia

Materiali per una didattica decoloniale

10 Dicembre 2020

Dispense di pronto utilizzo per la classe

Nota per le e i docenti

Decolonizzare la filosofia, e in generale l’educazione, ha più accezioni possibili. Può significare includere all’interno del suo canone autrici e autori da esso esclusi, oppure attingere a tradizioni epistemiche altre come le cosiddette «filosofie indigene», ma  anche smettere di ragionare nei termini stessi di canone. 

In Italia in particolare, la filosofia è quasi unicamente trattata in termini di storia del pensiero dei suoi protagonisti – maschi, bianchi, occidentali, tipicamente appartenenti alle classi dominanti. Le astrazioni sono trasmesse come neutre, scientifiche, disinteressate, come se non venissero da soggetti calati in specifici rapporti di dominio. Il mito dell’imparzialità del filosofo sostanzia l’idea che gli sia possibile creare un sistema di pensiero universalmente valido. Dunque, una fuoriuscita disciplinare dai recinti coloniali dovrebbe prevedere un triplice movimento di critica del canone,  recupero del sapere estromesso, e infine  dismissione metodologica del canone stesso. Occorre quindi sottrarre le idee al principio di autorità, per verificarle al banco di prova della contemporaneità, praticando così un esercizio filosofico concreto al contrario di una sterile riproduzione della storia della filosofia maschile e occidentale. Si tratta di un atto politico, perché decolonizzare è confliggere contro un attributo specifico del potere: la colonialità. La breve riflessione che proponiamo è una traccia tematica volta a incentivare un dibattito in classe sulle ingiustizie razziali strutturali. Non è dunque da intendersi come un paragrafo di un sussidiario – spesso compendio del canone – ma come canovaccio per una discussione filosofica collettiva.  

«Razza» e riparazioni

Il tema delle riparazioni è duraturo e attuale. Si tratta dell’idea che, a fronte di gravi violazioni dei diritti umani storicamente accadute – colonialismo, schiavitù, genocidi – le vittime dirette e le loro discendenti abbiano diritto a un risarcimento. Oggi negli Stati uniti la riflessione sulle riparazioni è incentrata sulla storia afroamericana e il trauma della schiavitù, mentre in Europa il modello di riferimento è costituito dalle riflessioni sulla Shoah e sui crimini coloniali. Negli Stati uniti in particolare, le riparazioni non sono indagate solo come forma di risarcimento rispetto al passato, ma lette anche come condizione di possibilità per il futuro. Ciò che rende attuali le riparazioni infatti è che tali violenze non sono rimaste nel passato, ma continuano a riprodurre diseguaglianze. 

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