Da dove viene la debolezza storica della sinistra di ispirazione socialista negli Stati uniti? Perché il movimento operaio non è mai stato in grado di darsi un’espressione politica da quella parte dell’oceano? Prova a rispondere Mike Davis.
Nel tuo libro Prisoners of the American Dream (Verso, 1986)all’apice dell’era Reagan ti sei messo a cercare di determinare come mai gli Stati uniti siano stati un’eccezione negativa per «la straordinaria assenza di autorganizzazione e coscienza della classe lavoratrice rispetto a ogni altro paese capitalista, dove c’è stato un ruolo prevalente dei partiti laburisti, socialdemocratici o comunisti [...]». Qual era la domanda generale a cui volevi rispondere?
Il libro è stato scritto a metà degli anni Ottanta, e in buona parte era il tentativo di affrontare quel momento, subito dopo la rielezione di Reagan, all’inizio del massiccio intervento Usa in America centrale, e di cambiamenti economici radicali, a partire dalla chiusura di parecchi stabilimenti industriali. Il libro si pone la domanda sul perché del fallimento del movimento operaio americano nell’ottenere una rappresentanza politica indipendente attraverso un partito socialista o laburista. […] Tradizionalmente c’erano due modi di rispondere: l’approccio marxista classico sosteneva che la classe lavoratrice Usa fosse ancora in formazione, che fosse una classe lavoratrice immatura, che sarebbe maturata in un’esplosione di lotta di classe militante, e avrebbe seguito quello che si potrebbe definire il percorso normale dei movimenti operai nell’Europa occidentale e nelle colonie britanniche.
Marx, Engels, Kautsky e Lenin la pensavano così…
Be’, Engels venne negli Stati uniti, con la figlia di Marx, Eleanor, all’apice della vicenda dei Knights of Labor [organizzazione dei lavoratori attiva negli Usa negli anni Sessanta e Settanta dell’Ottocento, Ndr], era entusiasta, credeva che fosse il momento giusto. La sua visita coincise con la campagna di grande successo come candidato sindaco a New York di Henry George, il più importante radicale americano dell’epoca, che arrivò secondo superando il candidato repubblicano Theodore Roosevelt [futuro presidente, Ndr]. Ma nel giro di cinque anni i Knights of Labor erano scomparsi. Sia Lenin che Trockij hanno visto svilupparsi il movimento operaio, in particolare i grandi scioperi dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1919, la creazione del Cio [Congress of Industrial Organizations, confederazione sindacale alternativa alla tradizionale Afl, Ndr] nel 1935 e la grande ondata di scioperi del 1937 e 1938. Ma l’idea di un percorso «normale» verso la coscienza di classe e l’unità politica della classe si dimostrò falsa, e la tendenza è stata di ricadere in interpretazioni idealiste o essenzialiste della storia statunitense. […] Si affermava che il socialismo in Europa fosse stato il risultato della congiunzione della lotta per la sindacalizzazione e quella per il suffragio, mentre negli Stati uniti il suffragio per i maschi bianchi era già comune all’epoca della rivoluzione e diventò praticamente universale negli anni Trenta dell’Ottocento.
