Sono passati poco più di due mesi dall’attentato alle Torri Gemelle quando il rapper newyorkese Jay-Z registra un concerto acustico insieme a The Roots per la serie Mtv Unplugged. La performance viene registrata negli studi di Mtv a Times Square. Jay-Z sale sul palco indossando una maglietta con il volto di Che Guevara e una pesante collana d’oro e diamanti che gli pende dal collo. Mentre rappa, il gioiello oscilla continuamente sopra il volto del rivoluzionario argentino. Un’immagine potente che non sfugge alla giornalista del The Village Voice Elizabeth Méndez Berry. In un articolo pubblicato poco dopo, Berry descrive quella scena come la rappresentazione di una contraddizione evidente: da una parte il simbolo universale della rivoluzione anticapitalista, dall’altra un accessorio di lusso, emblema dell’accumulazione economica al centro della narrazione da hustler del rapper.
Jay-Z legge quell’articolo nei mesi successivi e decide di risponderle. Lo racconta lui stesso nel suo libro The Book of HOV, pubblicato nel 2023. La risposta arriva nel disco successivo, The Black Album, nel brano Public Service Announcement, dove rivendica proprio quella tensione apparentemente irrisolvibile.
«I’m like Che Guevara with bling on. I’m complex».
L’esplosione Rap della Gen Z
Il rap è una musica con oltre cinquant’anni di storia e una dimensione ormai globale. Ha attraversato generazioni di artisti e ascoltatori, assumendo forme diverse nei paesi in cui si è radicato e conoscendo fasi molto differenti della propria evoluzione. Oggi è anche una delle più grandi industrie dell’intrattenimento contemporaneo, capace di influenzare immaginari e di muovere capitali su scala mondiale. Eppure, il rapporto conflittuale tra rap e politica è rimasto una costante della sua storia.
