Ci sono tanti modi di guardare alla crisi che stiamo attraversando, al di là degli aspetti strettamente sanitari. Come una lanterna magica, la pandemia di Covid-19 ha ingigantito e mostrato in tutta la loro gravità l’intera sequenza dei mali delle società tardo-capitalistiche, indicando altrettante direzioni indispensabili di lavoro per qualunque programma di «ripresa» futura che voglia segnare una discontinuità con il passato. Esiste una lente, però, più adeguata di altre per leggere la specificità di questa crisi, connettere le sue diverse dimensioni, e descrivere la strada per uscirne: la lente della «cura».
Crisi della cura
Le conseguenze economiche della pandemia sono pesanti, e tutte le previsioni indicano il rischio di una nuova «grande recessione», dopo quella cominciata nel 2008. A differenza della crisi di dieci anni fa, però, che ha colpito le nostre società sul piano immateriale della finanza, quella dovuta al Covid-19 ha impattato sul piano materiale della salute dei corpi. La possiamo definire una «crisi della cura», perché interessa l’ambito della preservazione e riproduzione della vita. Ancor più, possiamo trattarla come un’accelerazione ed enfatizzazione, su scala globale, di quella care crisis di cui la letteratura femminista parla da più di un decennio per indicare gli squilibri generati dal neoliberismo e le ricadute sul benessere fisico e sociale delle persone.
Per le sue caratteristiche, per il fatto di impattare sulla sfera di attività legate alla cura, dove più marcate sono le ingiustizie nella divisione sessuale del lavoro, la crisi attuale ha una spiccata dimensione di genere. E ha colpito le donne, fin dal principio, molto più degli uomini.
Ora, per compensarne gli effetti e far ripartire l’economia, è stato previsto un investimento di fondi europei per 209 miliardi di Euro, che non ha precedenti se non nel piano Marshall. Si tratta di un’occasione preziosa per intervenire sulle diseguaglianze strutturali tra i generi, che rischia però di acuirle se manca una visione politica capace di sovvertire l’attuale sistema.
