Jacobin Italia

Sciopero Sociale

20 Febbraio 2019

Lo sciopero sociale è lo sciopero che si trasforma in coalizione. È l’estensione della mobilitazione dallo spazio del lavoro a quello della città e dei flussi. È il 2 novembre del 2011 quando migliaia di manifestanti bloccano il porto di Oakland. Il movimento Occupy si è diffuso in tutti gli Stati uniti tra piazze e

Lo sciopero sociale è lo sciopero che si trasforma in coalizione. È l’estensione della mobilitazione dallo spazio del lavoro a quello della città e dei flussi. È il 2 novembre del 2011 quando migliaia di manifestanti bloccano il porto di Oakland. Il movimento Occupy si è diffuso in tutti gli Stati uniti tra piazze e assemblee, quando si pone il problema di come mobilitare e far incontrare lavoratori, disoccupati, attivisti delle più svariate cause scegliendo per farlo lo spazio dello sciopero. All’alba il principale porto commerciale della costa ovest è paralizzato e lo sarà nuovamente il 12 dicembre successivo, mentre la mobilitazione non ha mai smesso di invadere lo spazio della città californiana. Le pratiche e l’allusione allo sciopero per ottenere elementi concreti di giustizia sociale lasceranno i più duraturi segni di quella stagione, con le lotte dei lavoratori di Walmart e di altri grandi marchi per un salario minimo. Prima ancora, Oaxaca in Messico nel 2006, uno sciopero a oltranza degli insegnanti si era trasformato in insurrezione. La protesta dei precari della scuola contro il taglio dei fondi era stata duramente repressa, e agli insegnanti si unirono studenti, disoccupati, altre categorie di lavoratori pubblici e non solo, sindacati e forze politiche e sociali. L’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (Appo) aveva occupato l’intera città e lo sciopero degli insegnanti era proseguito per oltre cinque mesi.

Da Oakland a Oaxaca lo sciopero si estende a tutta la città. Nel primo caso assume prima la forma del blocco dei flussi e delle merci e poi quello di alleanza sociale tra categorie e soggetti diversi, nel secondo da una lotta di settore si estende velocissimamente a soggettività politiche diversissime tra loro. Lo sciopero sociale connette l’astensione dal lavoro dei lavoratori dipendenti e contrattualizzati, alle lotte di precari e autonomi che del diritto a scioperare sono privi. Coinvolge poi soggetti che portano avanti bisogni e istanze sul piano della riproduzione e non solo della produzione, pensiamo all’accesso alla casa o alla rivendicazione di un reddito di base. Lo sciopero sociale diventa così un laboratorio dove non solo si ricompone il puzzle dell’antagonismo di classe, ma dove si inventano forme inedite di mobilitazione.

Dove lo sciopero viene praticato dalle forze sindacali in maniera potente, a cominciare dal settore pubblico, l’estensione dello sciopero come pratica sociale è sicuramente più semplice. Pensiamo alle mobilitazioni in Francia contro la Loi Travail: le pratiche di mobilitazione sperimentate nel movimento della Nuit Debout da migliaia di giovani e giovanissimi, si sono incontrate sull’estensione del conflitto sul terreno della legislazione del lavoro con il conflitto sindacale più tradizionalmente inteso. Laddove l’arma dello sciopero è utilizzata a pieno e non solo come rituale, simulacro di conflittualità, l’estensione sociale dello sciopero ai non garantiti diventa una possibilità più che concreta.

In Italia le possibilità di uno sciopero sociale si sono manifestate il 14 novembre del 2014, quando la mobilitazione contro il Jobs Act è stata promossa con una giornata di lotta da una coalizione composta da realtà sociali, organizzazioni studentesche e sigle del sindacalismo di base. Per la prima volta i movimenti sociali non si sono limitati ad alludere allo sciopero di chi non ha diritto a scioperare, ma si sono posti il problema del come metterlo in pratica.
Sarebbe ora di riprendere il discorso.

*Valerio Renzi

Abbonati a Jacobin Italia per continuare a leggere