Jacobin Italia

Dal fascismo al post-fascismo

21 Settembre 2022

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Negli anni Trenta del secolo scorso le élite accettarono il regime come argine al bolscevismo. Oggi i sovranisti finiscono per accettare tutti gli assunti del neoliberismo: ma rimane anche una pericolosa continuità storica

A un secolo di distanza, la Marcia su Roma suscita interrogativi che vanno ben al di là di una commemorazione rituale. Non si tratta soltanto di ritornare su un evento che ha segnato la storia del nostro paese e che, come tanti luoghi della memoria, costituisce la traccia di un passato lontano anni luce dal presente, a metà strada tra l’evocazione folklorica e un vago ammonimento in tempi di crisi della democrazia rappresentativa. Questo sarebbe avvenuto forse una ventina d’anni fa. Oggi, questo anniversario sembra cadere come un segnale d’allarme, come l’emblema di un passato che continua ad abitare il nostro presente, suscitando interrogativi e riproponendo antichi dilemmi. Siamo certi che il fascismo sia un passato archiviato, chiuso, degno d’attenzione soltanto per i musei e la ricerca storica? È una domanda retorica alla quale bisognerebbe essere stupidi o in completa malafede per rispondere affermativamente. È impossibile nascondere la realtà. Dobbiamo riconoscere che il fascismo non ci ha mai del tutto abbandonati; è sempre rimasto fra noi come una possibilità del presente. Non solo in Italia, ma nel mondo, dove si manifesta anche in paesi che, un secolo fa, ne erano immuni.     

Nel corso degli ultimi dieci anni, abbiamo assistito a una nuova ondata di movimenti di estrema destra. Sembra che i fantasmi degli anni Trenta si siano risvegliati e qualcosa come un neo o un postfascismo stia stendendo la propria ombra su più continenti. Questa ondata ha raggiunto il suo apice tra il 2016 e il 2018, con le elezioni di Donald Trump e Jair Bolsonaro negli Stati uniti e in Brasile e, nel mezzo, lo scontro tra Marine Le Pen ed Emmanuel Macron in Francia, ripetuto nel 2022, a riprova del fatto che la sua forza non si è esaurita. Molti partiti di estrema destra sono entrati nei governi dell’Ue e alcune «eccezioni» come la Germania e la Spagna sono finite. Nel 2017 e 2018, Alternative für Deutschland e Vox sono entrati nel Bundestag e nelle Cortes, facendo così un ingresso rumoroso in due paesi che ci eravamo abituati a considerare «immunizzati» contro il fascismo, mentre in Italia il calo della Lega Nord di Matteo Salvini ha lasciato spazio al movimento di Giorgia Meloni, un’estrema destra che non nasconde il suo codice genetico fascista.

Governi autoritari, nazionalisti e xenofobi sono emersi o si sono consolidati ovunque, dalla Russia di Vladimir Putin all’India di Narendra Modi e alla Turchia di Recep Tayyip Erdoğan. Il mondo sembra stia diventando nero: neofascismo, postfascismo, populismo di destra? Il dibattito su come definire queste tendenze è ancora aperto, ma tutti hanno capito che il fascismo non è soltanto un oggetto di erudizione storica; rimane un tema all’ordine del giorno sulla scena politica contemporanea.

Neoliberalismo autoritario

La maggior parte degli osservatori, me compreso, pensava che una nuova crisi economica avrebbe drammaticamente accelerato questa tendenza generale e che avremmo dovuto prepararci a un nuovo orribile scenario. La crisi è arrivata: all’inizio del 2020, la pandemia di Covid-19 ha gettato il pianeta in una recessione globale. Ma fortunatamente, questa previsione disastrosa non ha prevalso. Naturalmente, rimaniamo nel mezzo di una crisi globale, i movimenti di estrema destra non sono certo scomparsi e continuano a rappresentare una minaccia, ma questa dinamica di fascistizzazione apparentemente inesorabile ha subito una significativa battuta d’arresto. Il segno più evidente di questo cambiamento è stato la sconfitta di Trump nel novembre 2020.

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