Nel piazzale vicino al negozio il grande cartellone pubblicitario sponsorizza il parco giochi gratuito installato lì per quindici giorni. Per leggerlo va messa la mano in fronte a fare ombra perché il sole di luglio è alto e accecante. C’è disegnata una grande ruota panoramica, la scritta Divertiti risparmiando e il noto logo di Mondo Convenienza con il motto la nostra forza è il prezzo.
In un parcheggio anonimo vicino una rotonda, ai piedi di un grande traliccio, ci sono i gonfiabili, gli scivoli, le transenne, le bandierine, un accenno all’idea di giostra e di circo insieme. Un grande premio per la pazienza dei bambini che accompagnano gli adulti nel gioco degli acquisti.
Essendoci questo provvisorio parco giochi, parcheggio un po’ più distante. Sono lì per un’assemblea sindacale su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro organizzata insieme alle delegate. L’Inail ha riconosciuto un danno biologico a una lavoratrice che si è ammalata di stress lavorando al negozio di Prato di Mondo Convenienza. La giovane donna lavorava come commessa, una venditrice di mobili, e si è rivolta alla camera del lavoro di Prato raccontandoci, non senza fatica, cosa le era successo. Aveva ansia, attacchi di panico, tremori, tachicardia, insonnia. Durante i colloqui con i medici, se si accennava al suo impiego o alle figure dirigenziali del negozio, non riusciva a stare ferma sulla sedia presa da uno stato di agitazione. È andata in malattia, l’abbiamo ascoltata e indirizzata e dopo una visita effettuata dai medici della Medicina del lavoro di Pisa specializzati in malattie da stress da lavoro correlato, dopo la denuncia all’Inail, le è stata riconosciuta la malattia professionale.
Il caso ha suscitato clamore e attenzione da parte della stampa e dei media locali e nazionali, non è così frequente difatti che lo stress da lavoro correlato sia individuato e riconosciuto. Lo stress colpisce tutte e tutti, non ci si può fare niente, è il luogo comune che sventola in ogni testa. Il lavoro, così com’è diventato, con la sua organizzazione e le sue storture non sembrano entrarci nulla. Ti fa lo sgambetto, ma se cadi è un po’ colpa tua che non sei stato accorto.
Il negozio lo conoscevo da cliente. Tanto spazio, tanta luce, pavimenti puliti e luccicanti, breve attesa affinché ti assegnino un venditore o una venditrice e via a vedere cosa ti interessa, a fare domande, a sentire consigli, a scegliere e poi a stilare contratto, modalità di consegna e pagamenti. Per me era stato tutto veloce, indolore, soddisfacente. Ricevere il catalogo a casa e sfilarlo dalla cassetta della posta, mi suscitava una certa simpatia. Togliendo il cellophane, mi ricordava anche mia nonna china sulla scale di casa a sfogliare il catalogo di Postalmarket. La lavoratrice ammalata me la vedevo gigante e rabbiosa a mordere il mio catalogo d’infanzia con dentro mia nonna. Come puoi uccidermi leggerezza e nostalgia? Infastidita dal colpo inferto al mio immaginario, all’inizio avevo creduto che esagerasse. Ci mettiamo sempre del nostro no? Ma dove arriva il nostro e dove comincia il disagio a lavoro?

