Jacobin Italia

Il populismo storico assolve tutti

21 Settembre 2022

-

Il calendario civile italiano, composto da giornate dedicate alle diverse vittime di differenti eventi storici, sembra fatto più per dimenticare che per ricordare: in tutti i casi si veicola una narrazione vittimista, quando non revisionista

L'istituzione di un calendario civile rappresenta quell’uso pubblico della storia di cui una nazione o una comunità si avvale per offrire un orizzonte di senso alle vicende del proprio passato. Quello italiano è un caso esemplificativo in cui l’introduzione di un calendario civile non solo non ha definito un profilo dell’identità democratica sistematizzato attorno al paradigma fondativo-valoriale della Repubblica (ovvero la Resistenza) ma ha finito per porsi come contestazione di legittimità di quella stessa radice storica. 

Il controllo selettivo del passato

Il Parlamento di Roma ha rappresentato nel corso degli ultimi due decenni un laboratorio sperimentale di involuzione politico-memoriale che, in ultima istanza, ha prodotto il fenomeno del «populismo storico» ovvero una rivisitazione aggiornata e contemporanea del revisionismo in grado esprimere una sua manifestazione a base di massa all’interno della sfera pubblica e, dunque, non più circoscritta entro l’ambito storiografico (dove trova scarsa o nulla corrispondenza) o pubblicistico.

Il populismo storico muove la propria azione dall’alto verso il basso attivando una meccanica di ricezione/ritorno presso l’opinione pubblica di forte impatto mediatico e diffusivo. L’uso politico della storia che lo contraddistingue si caratterizza come torsione della conoscenza e viene utilizzato come forma di regolazione e controllo selettivo del passato finalizzato al governo del presente. Un percorso che è arrivato all’utilizzo della misura penale come disciplinamento della legittimità del discorso pubblico. 

Il 25 maggio 2021 i senatori di Fratelli d’Italia hanno presentato un disegno di legge con il quale hanno chiesto di ricomprendere nella fattispecie di reato previsto dall’articolo del codice penale 604 bis (che punisce i negazionisti della Shoah) chiunque non fosse allineato alla versione «ufficiale», in termini di lettura e interpretazione dei fatti storici, relativa alle violenze delle foibe degli anni 1943-1945. La proiezione di questo intervento politico trae spunto e legittimità dai contenuti della Risoluzione europea del 19 settembre 2019 che equipara nazismo e comunismo, alimentando una retorica «antitotalitaria» in cui la Shoah si configura come crimine nazista e le foibe come crimine comunista. È l’approdo definitivo alla fase del populismo storico che in Italia, tuttavia, ha mosso i primi passi a partire dagli anni Duemila tramite l’avvio di una «politica della memoria» caratterizzata da aporie, contraddizioni, conflitti e mancati conti con il passato. 

Abbonati a Jacobin Italia per continuare a leggere