Jacobin Italia

La Resistenza è globale. Da sempre

20 Settembre 2023

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Il conflitto che deflagrò sul suolo italiano ottant’anni fa è stata la declinazione locale di uno scontro generalizzato lungo oltre un decennio. Fu una «guerra di religione europea e mondiale», come ha scritto Claudio Pavone

Era forse difficile, ma non impossibile, prevedere la deriva di decenni di arrembante revisionismo. Complice – involontario? – un uso deliberato del «patriottismo democratico», e sulla scia di tre lustri di offensiva memoriale postfascista sul cavallo di Troia del Giorno del Ricordo delle foibe, ci si è trovati ad assistere a una macchiettistica «foibizzazione» della storia e persino della Resistenza: il «solo perché italiani» come criterio, peraltro infondato anche nel caso delle violenze sul confine orientale, ha tracimato al punto da essere applicato dall’attuale presidente del Consiglio persino alle vittime delle Fosse Ardeatine, in occasione dell’anniversario dell’eccidio; commenta in questo numero questa tesi «ridicola» Alessandro Portelli. 

Siamo al parossismo: il timore è che la «morte della patria» di dellaloggiana memoria – Luca Casarotti demolisce le tesi di Ernesto Galli della Loggia su queste pagine, e Lorenzo Zamponi rincara la dose – si attagli ottimamente a questa nuova sensibilità nazionalistico-patriottica che tiene insieme praticamente tutto «l’arco anticostituzionale», dall’estrema destra di governo all’area più sinceramente anti-antifascista, liberal-conservatrice o liberal-reazionaria, le cui fila si serrano anche intorno all’italianità ferita del secolo scorso. Ferita dal fascismo, dai suoi vent’anni di guerre, dalla partecipazione italiana al secondo conflitto mondiale? Ma no, in questa lettura patriottica e assolutoria della storia le guerre sono calamità naturali e i «nostri» sono sempre incolpevoli, mai protagonisti, al massimo soldatini o burattini con le scarpe di cartone. 

Una guerra di religione globale, 1935-1945

Questo numero di Jacobin Italia vuole contribuire a dimostrare che la guerra che deflagrò sul suolo italiano nel settembre del 1943 non fu che la declinazione locale di un conflitto generalizzato lungo oltre un decennio. La guerra che finì ad agosto 1945 in Giappone, come sottolineato da alcuni storici etiopi, ebbe inizio anche prima del luglio 1936 in Spagna: la guerra mondiale iniziò nell’ottobre del 1935, con l’invasione italiana dell’«Abissinia» che già attirò numerosi volontari da tutto il mondo a contrastarla – a rappresentare l’internazionalismo italiano ci furono Ilio Barontini, Domenico Rolla e Anton Ukmar, che in Africa orientale sostennero la resistenza arbegnuoc, qui ricordati anche da Mariana E. Califano.

Come sottolineò oltre trent’anni fa Claudio Pavone nel suo Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (Bollati Boringhieri, 1991), quella che si combatté tra gli anni Trenta e Quaranta fu una «guerra di religione europea e mondiale» nella quale – così Massimo Mila in un opuscolo di Giustizia e Libertà dell’epoca – «frazioni di italiani, di cinesi, di francesi e di russi oggi combattono nell’uno e nell’altro campo [….]. Oggi noi, partigiani, sentiamo un fratello nel tedesco antihitleriano, un nemico mortale nell’italiano fascista».

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