Come tutte le storie di grande successo, anche la biografia di Giorgia Meloni si è costruita attorno alla sedimentazione di tòpoi ripetuti articolo per articolo, ritratto dopo ritratto, fino alla cristallizzazione di un canone con poche variazioni sul tema. La ragazza che viene dalla borgata, la difficoltà di pensarla diversamente nella rossa Garbatella, l’affermazione di una donna in un mondo di maschi, la mitologia di una militanza fatta di affissioni di manifesti nella notte e di volantinaggi all’alba fuori le scuole. E poi una geografia precisa: la sede di via Guendalina Borghese, la sezione di Colle Oppio, la festa di Atreju.
Nel caso di Meloni le tappe di una storia individuale si fondono nella storia collettiva di un ristretto gruppo di dirigenti del movimento studentesco e giovanile di Alleanza nazionale, per lo più romani, che ha appena fatto in tempo a iscriversi al Fronte della Gioventù prima di ritrovarsi in piena Seconda Repubblica. L’auto-narrazione del nuovo potere in Italia passa attraverso un mito delle origini, in cui ogni racconto individuale ripercorre le stesse tappe in maniera così precisa da rendere evidente una costruzione ideale, avvenuta almeno parzialmente a posteriori.
Borsellino come «padre nobile»
Cominciamo dall’evento che cambia il corso delle cose e che quasi sempre sono le stragi di mafia del 1992-1993, o meglio: l’attentato di via d’Amelio in cui rimane ucciso il giudice Paolo Borsellino assieme a cinque uomini della scorta. Scrive Meloni nella sua autobiografia Io sono Giorgia:
A quindici anni e mezzo non pensavo che bussando al portone blindato della sezione del Fronte della Gioventù alla Garbatella avrei trovato la mia seconda famiglia decisamente più numerosa di quella di origine. […] La sezione si trovava, quando si dice il destino, esattamente dietro l’angolo di casa mia, ma io non c’ero quasi mai passata in quella via e l’avevo dovuta cercare sul TuttoCittà, dopo aver telefonato alla sede centrale del Movimento sociale italiano per sapere dove fosse la sezione più vicina a casa. Via Guendalina Borghese numero 8: ecco l’indirizzo dove tutto è iniziato. E, ancora più dell’indirizzo, conta la data che fu il motivo scatenante di quella decisione: 19 luglio 1992, il giorno dell’attentato a Paolo Borsellino.
